L’Angelico a San Marco raccontato da Padre Marchese. Seconda puntata: gli affreschi del chiostro

Dopo avere parlato della Pala di San Marco e di altre opere su tavola di Beato Angelico, in questa seconda puntata Padre Vincenzo Marchese prosegue il suo racconto con la descrizione degli affreschi, iniziando da quelli del primo chiostro di San Marco, detto di Sant’Antonino.

Facendoci di presente (accingendoci adesso) a favellare dei freschi (a parlare degli affreschi) che egli colorì nel chiostro e nelle celle dei religiosi, i quali sono sopra il numero di quaranta, ci siamo proposti di ricordare quelli soltanto che più meritano considerazione per non dilungarci soverchiamente; e perché ne abbiamo tenuto più copioso discorso nell’opera: San Marco illustrato e inciso, pubblicato per cura del chiarissimo signor Antonio Perfetti, professore d’incisione nella reale Accademia fiorentina, e dalla sua scuola.

In questa premessa, tratta dall’ultima edizione di Memorie dei più illustri artisti domenicani (1878-79), Padre Marchese fa riferimento all’opera pubblicata a dispense dal 1850 al 1853, presso la tipografia Passigli di Prato, in cui i suoi scritti (Vita di Beato Angelico e Sunto storico del Convento di S. Marco) sono arricchiti da quaranta tavole con incisioni originali, che, per la prima volta, riproducono gran parte degli affreschi di San Marco.

Il prezioso volume è curato dalla Società Artistica Editrice, un consorzio di artisti provenienti dall’Accademia di Belle Arti di Firenze, diretti da Antonio Perfetti (Firenze, 1792-1872), che fu allievo di Raffaello Morghen e, per trentasette anni, docente “d’intaglio in rame” presso l’Accademia. Gli autori delle incisioni sono lo stesso Perfetti e i collaboratori Filippo Calendi, Domenico Chiossone, Filippo Livy e Gustavo Bonaini, coadiuvati da allievi incisori e disegnatori.

La Società Artistica del Prof. Perfetti si era costituita pochi anni prima per pubblicare, nel 1845, un pregevole volume illustrato della Galleria dell’Accademia, con sessanta tavole incise delle opere più rilevanti (c’è anche la Pala di Annalena di Beato Angelico), commentate da chiare e intelligenti penne italiane, fra cui Guerrazzi, La Farina, Tommaseo, Gino Capponi e il nostro Padre Marchese.

Le raccolte di incisioni dell’Accademia e di San Marco, fra le ultime del genere prima della diffusione delle riproduzioni fotografiche, ebbero larga fortuna in Italia e all’estero, contribuendo a promuovere studi e viaggi: opere che fruttarono onore e fama agli autori, gloria e qualche po’ di ricchezza a Firenze, in quanto che divulgati maggiormente colla Galleria dell’Accademia tanti capilavori, e fatte conoscere col S. Marco illustrato le veramente soavi e ispirate pitture dell’Angelico, più in copia che mai (in grande numero) trassero i visitatori e gli amatori delle arti belle a questa nostra illustre sede d’ogni splendida manifestazione del bello (da Vincenzo Meini, Necrologia del prof. Cav. Antonio Perfetti, incisore, le Monnier, Firenze 1873).

In questa, e nelle prossime puntate, con piacere pubblicheremo alcune incisioni tratte da San Marco illustrato e inciso del 1853. Torniamo ora al racconto di Padre Marchese.

Nel primo chiostro, che al presente si intitola da Sant’Antonino, per esservi colorita da diversi eccellenti pittori la vita del Santo Arcivescovo, di contro (dalla parte opposta) alla porta d’ingresso, (l’Angelico) fece sul muro un Crocifisso grande al vero, e San Domenico che con grandissimo affetto e pietà abbraccia la croce del Redentore; figure disegnate e condotte con grandissima diligenza.

Beato Angelico, San Domenico adora il Crocifisso. Nel 1628 i Fabroni acquisirono il patronato su questa parte del chiostro come sepolcreto di famiglia. A quegli anni risalgono le figure laterali dipinte da Cecco Bravo (angeli, la Vergine e San Giovanni), gli stemmi, la lapide e l’incorniciatura in marmo e pietre dure dell’affresco.

Sommamente mi piace il modo tenuto costantemente dall’Angelico nel dipingere i Crocifissi; perciocchè (perché), in luogo di (invece di) seguitare l’ esempio dei contemporanei, ritraendolo digià estinto, e con segni evidenti nel volto e nella persona di un eccessivo dolore, e dello spasimo di una morte violenta e crudele, egli in quella vece (invece), come i pittori della scuola antica (l’arte bizantina), dipinge Gesù Cristo tuttavia vivente, versante dalle sue piaghe santissime copiosi rivi di sangue; ed imprime sul volto di lui la calma, la serenità ed un affetto così soave, che tosto (subito) ognuno avvisa (capisce) come l’Uomo Dio soffra veramente per elezione (libera scelta) e per amore: il qual concetto invita e trae il riguardante (lo spettatore) con grande efficacia a sensi di compunzione (rimorso e pentimento).

Sopra la porta che conduce alla sacristia, in un arcuccio, fece in mezza figura un San Pietro martire che accenna silenzio. Tiene l’indice sollevato sulla bocca; ma assai più che quell’atto invita al raccoglimento ed al silenzio l’aspetto severo, e quasi direi minaccioso del Santo.

Beato Angelico, San Pietro Martire invita al silenzio. Dipinto sopra la porta del vestibolo di sacrestia, indicava il passaggio dei frati dal chiostro alla chiesa, dalla parte del coro a loro riservato.
Beato Angelico, S. Pietro Martire. Disegnatore R. Buonaiuti, Incisore F. Livy, da San Marco illustrato e inciso, 1853. Coll. privata

Sopra le altre porte effigiò eziandio (raffigurò inoltre) in mezze figure San Domenico, avente nella destra la disciplina e nella sinistra il libro della Regola; e una pietà, ossia Gesù Cristo sorgente dal sepolcro e additante le cicatrici delle sue piaghe; figura di un mirabile effetto religioso per la quale la scuola de’ mistici aveva una speziale dilezione (una speciale predilezione), e che si trova infinite volte ripetuta in Firenze e fuori.

Beato Angelico, lunetta con San Domenico. Irrimediabilmente rovinata, era dipinta sulla porta della Sala Capitolare, dove si riuniva la comunità conventuale e si giudicava la condotta dei frati, da cui il libro della regola e il flagello di penitenza tenuti dal santo.
Beato Angelico, Cristo si erge dal sepolcro (Vir dolorum). Indicava l’ingresso al Refettorio dei frati, invitando alla meditazione sul cibo spirituale (il corpo e il sangue di Cristo).
Beato Angelico, Pietà. Disegnatore C. Mariannecci, Incisore F. Livy, da San Marco illustrato e inciso, 1853. Coll. privata

Sopra la porta dell’antica “foresteria” , o vogliam dire ospizio dei forestieri, con bell’accorgimento fece Gesù Cristo in abito di pellegrino, invitato all’ospizio da due Santi Domenicani; quasi il pittore abbia voluto ricordare ai suoi frati che l’essere ospitali ricoverando i poveri e i pellegrini era un accogliere Gesù Cristo medesimo, che in loro pone la sua persona. Le quali tre figure sono sì belle, si devote, e colorite e disegnate tanto bene, che io non dubito di collocarle fra le migliori che facesse in San Marco.

Beato Angelico, Cristo pellegrino accolto da due domenicani. Era sulla porta di ingresso all’antica foresteria del ‘400, detta anche ospizio, dove i frati offrivano vitto e alloggio agli ospiti.
Beato Angelico, L’Ospitalità. Disegnatore M. Rapisardi, Incisore F. Livy, da San Marco illustrato e inciso, 1853. Coll. privata

 Seguita quindi sopra un’altra porta una mezza figura di San Tommaso di Aquino; ma così questa come quella di San Domenico sono assaissimo danneggiate.

Beato Angelico, San Tommaso d’Aquino. La lunetta con il santo teologo, che tiene un libro aperto, indicava l’ingresso alla scuola conventuale, ancora in funzione alla fine del ‘600.

 La storia però che fece nel Capitolo basta essa sola a far testimonianza solenne dell’ingegno e della pietà grandissima del dipintore

Il racconto di Padre Marchese continua nella terza puntata: Gli affreschi della sala del Capitolo (prima parte)

a cura di Alessandro Santini

Prima puntata: La pala di San Marco

Seconda puntata: Gli affreschi del chiostro

Terza puntata: Gli affreschi della sala del Capitolo (prima parte)

Quarta puntata: Gli affreschi della sala del Capitolo (seconda parte)

Quinta puntata: L’Annunciazione e gli affreschi del dormitorio (prima parte)

Sesta puntata: Gli affreschi del dormitorio (seconda parte)

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