Inchiesta sulla giovinezza del Beato Angelico. Per un ritorno alla cronologia tradizionale

Per quasi quattro secoli, dando credito alle Vite di Giorgio Vasari, si è ritenuto che Beato Angelico fosse nato nel 1387. In occasione della grande mostra sull’Angelico del 1955, gli studi d’archivio condotti da Stefano Orlandi e Werner Cohn posticiparono clamorosamente la data di nascita al 1400-1402. Gli storici dell’arte, pur aderendo quasi tutti alla nuova cronologia, dai primi anni Sessanta ne proposero una lieve correzione, arretrando la nascita al 1395, una data che ancora oggi è quella generalmente accettata. Alla luce delle novità storico-critiche degli ultimi anni, tuttavia, mi chiedo se non sia giunto il tempo di una “controrivoluzione”, tornando a dare fiducia alla cronologia tradizionale.

Nota al lettore. Chi avesse poco tempo, o non si trattenesse dalla curiosità, può saltare direttamente alle considerazioni personali dell’ultimo paragrafo. Con un po’ di pazienza, potrà poi recuperare le molteplici argomentazioni del dibattito. Che se ne condividano o meno le conclusioni, mi auguro che quanto raccolto in questa ricerca possa servire da spunto per ulteriori approfondimenti e per qualche onesta presa di posizione.

1. Morte e nascita

Non ci sono dubbi sulla data di morte dell’Angelico, registrata dal cronista fra Girolamo Borselli nella seconda metà del Quattrocento: «A.D. 1455. F. Johannes de Fesulis, vir sanctitate devotus, et pingendi arte peritissimus, hoc anno Rome obiit XVIII februarii, sepultus in ecclesia sancte Marie super Minervam Ordinis nostri» (Chronica Magistrorum generalium Ordinis Praedicatorum, v. Orlandi 1964 p. 144).

La stessa notizia è riportata da fra Leandro Alberti nel 1517: «Ioannes Fesulanus Hetruscus vir sanctitate conspicuus et pingendi arte peritissimus anno domini Mcccclv. Xii. Cal. Martii Romae vita functus est, et in Basilica S. Mariae ad Minervam in sepulcro lapideo tanto viro digno tumulatus» (Alberti, De viris illustribus ordinis praedicatorum, f. 252v).

Dunque, l’Angelico morì a Roma il 18 febbraio 1455 e fu sepolto nella chiesa domenicana di Santa Maria sopra Minerva, dove, ancora oggi, si trova la sua tomba.

Ignoto scultore centroitaliano, Lastra tombale del Beato Angelico, Roma, Santa Maria sopra Minerva

La data di nascita, invece, di cui non abbiamo riscontri documentari, è stata tradizionalmente desunta dalla Vita di Fra’ Giovanni da Fiesole di Giorgio Vasari, con una piccola variante fra la prima e la seconda edizione delle Vite de’ più eccellenti pittori, scultori et architettori.

Nell’edizione Torrentiniana (1550) si legge: «Morì di anni LXVIIII nel MCCCCLV»; nella successiva edizione Giuntina (1568), rivista e ampliata dallo stesso autore, il testo è così modificato: «Morì d’anni sessantotto nel 1455». Il calcolo è semplice: nel primo caso, l’Angelico sarebbe nato 69 anni prima del 1455, ovvero nel 1386; nel secondo caso, sarebbe nato 68 anni prima della morte, nel 1387.

Ed è proprio il 1387, derivato dalla seconda edizione delle Vite di Vasari, che si è subito imposto come anno di nascita “ufficiale”. Ne danno testimonianza P. Serafino Razzi: «Morì poi in Roma il P.F. Giovanni santamente, l’anno 1455 e della sua età sessantesimo ottavo» (Razzi, Istoria de gli huomini illustri…, 1596, p. 355), Filippo Baldinucci (Delle notizie de’ professori del disegno, 1768, p. 89) e P. Vincenzo Marchese: «L’anno del nascimento di fra Giovanni, taciuto nelle due cronache di s. Domenico di Fiesole e di s. Marco di Firenze, non che da Leandro Alberti, sarà da noi riconosciuto il 1387, non avendo ragioni che bastino a rifiutare la correzione che a sé stesso fece Giorgio Vasari» (Marchese, Memorie dei più insigni pittori, scultori e architetti domenicani, 1845, p. 230).

2. Vestizione

La datazione vasariana, per Marchese e tutti dopo di lui, appariva cronologicamente coerente con un’altra notizia, già riportata da Baldinucci: nel «Convento de’ Padri Predicatori di San Domenico di Fiesole (…) di tenera età vestì abito Religioso l’anno 1407» (Delle notizie…, 1768, p. 90). La fonte è la Cronaca del convento di San Domenico di Fiesole (c.d. Chronica quadripartita), iniziata nel 1516 da P. Giovanni Maria Tolosani: «1407. Fr. Joannes Petri de Mugello iuxta Vichium optimus pictor qui multas tabulas et parietes in diversis locis pinxit ac cepit habitum clericorum in hoc conventu / et sequenti anno fecit professionem» (fol. 97 v; Marchese 1845, p. 236; Orlandi 1955, “Rivista d’arte”, p. 163; Orlandi 1964, Tav. II); in traduzione: «1407. Fr. Giovanni di Pietro del Mugello presso Vicchio, ottimo pittore che dipinse molte tavole e pareti in diversi luoghi, prese l’abito dei chierici in questo convento (…) e nell’anno seguente fece la professione». Segue, subito sotto, la notizia della vestizione di “Fr. Benedictus Petri de Mugello”, fratello dell’Angelico.

3. Cronologia tradizionale

Basandosi sulla Vita di Vasari e sulla Chronica del convento di Fiesole, le biografie tradizionali dell’Angelico, da Marchese in poi, fissano dunque la data di nascita di Guido di Pietro/fra Giovanni al 1387, l’ingresso nel nuovo convento di Fiesole nel 1407, un anno di noviziato forse a Cortona e, dal 1409 al 1418, l’esilio prima a Foligno e poi a Cortona (dal 1414, per la peste). I frati fiesolani furono costretti a questo allontanamento quando, fedeli alle scelte del fondatore Giovanni Dominici, non riconobbero il papa “pisano” Alessandro V — sostenuto dal Maestro generale dell’ordine e dalla Signoria fiorentina — e rimasero fedeli al “romano” Gregorio XII; a questo periodo risalirebbe l’ordinazione sacerdotale di fra Giovanni. I frati poterono tornare nel loro convento d’origine non prima del 1418, dopo l’elezione unanime di Papa Martino V, con cui si concluse lo scisma, e quando fu possibile riscattare il convento dal vescovo di Fiesole.

4. La rivoluzione di Orlandi e Cohn

A partire dal 1955, nel quinto centenario della morte di Beato Angelico, nuovi studi critici cambiarono radicalmente prospettiva.

Il primo ad avere messo in dubbio la cronologia tradizionale è stato lo studioso domenicano Stefano Orlandi, nell’articolo Il Beato Angelico: note cronologiche, “Rivista d’Arte”, XXIX, 1955, pubblicato anche in “Memorie Domenicane”, XXXI, 1955. Quasi in contemporanea, lo storico dell’arte Werner Cohn, rafforzava le tesi di Orlandi pubblicando un importante documento inedito (Il Beato Angelico e Battista di Biagio Sanguigni, “Rivista d’Arte”, XXX, 1955), subito condiviso dallo stesso Orlandi (Quando è nato il Beato Angelico?, “Memorie Domenicane”, XXXII, 1956). Seguiva un secondo articolo di Cohn con due nuovi documenti a sostegno della nuova cronologia (Nuovi Documenti per il B. Angelico 1418, 1423, “Memorie Domenicane”, 1956).

La critica di Orlandi si basa essenzialmente su tre argomentazioni:

1) La notizia della vestizione datata al 1407 (Baldinucci-Marchese, e, secondo Orlandi, implicitamente anche Vasari) nascerebbe da una lettura errata della Chronica di Fiesole. L’anno “1407”, in realtà, sarebbe stato aggiunto dal cronista Tolosani all’inizio della pagina (f. 97 v) solo come “data logica” dopo il foglio precedente che termina con le vestizioni del 1406 (f. 97 r). Nel testo relativo a Fra Giovanni, lo spazio lasciato in bianco, dopo le parole “in hoc conventu”, dimostrerebbe che il cronista, per mancanza di documenti, non era in grado di riportare alcuna data certa (giorno e anno), come avviene invece per i frati della pagina precedente, tra cui Sant’Antonino. Stesso ragionamento vale per fra Benedetto, fratello dell’Angelico, citato subito dopo e anch’egli privo di tali informazioni (Orlandi 1955, “Rivista d’Arte”, pp. 162-166; Orlandi 1959, p.6; Orlandi 1964, p. IX).

2) Secondo le ricerche dello stesso Orlandi, e, prima di lui, di Raoul Morçay e Angelo Messini, il nome di Fra Giovanni, e quello di suo fratello Benedetto, non compaiono in alcun documento relativo ai conventi di Foligno e Cortona. Per Orlandi, che concorda con Morçay, il nome “Johannes de Florentia” nel gruppo dei frati fiesolani presenti a Foligno (2 gennaio 1410, notaio Francesco d’Antonio) non si riferirebbe a Beato Angelico (per Orlandi, si sarebbe trovato “Johannes Petri de Mugello”), ma, piuttosto, a fra Giovanni di Zanobi Masi, anche se attestato a Santa Maria Novella già nel 1412 e 1413. Tutto ciò dimostrerebbe che Guido di Pietro non poteva aver seguito Sant’Antonino e i confratelli di Fiesole nell’esilio umbro (1409-1418), perché, evidentemente, a quel tempo era ancora laico (Orlandi 1955, “Rivista d’Arte”, pp. 166-167; Orlandi 1959, pp. 7-8).

3) Se fosse nato veramente nel 1387, l’Angelico avrebbe dipinto le prime opere, databili al 1418-20, all’età di circa 33 anni, quando solitamente gli artisti raggiungono la maturità. «Insomma il B. Angelico, in confronto dei suoi contemporanei, sarebbe stato veramente un tardivo! Il fatto della formazione religiosa (noviziato e studentato) non può essere una buona scusante. Noviziato e studentato non possono paralizzare la vita di un artista che solo parzialmente, e per un massimo di 5 o 7 anni» (Orlandi 1955, “Rivista d’Arte”, p. 167).

A partire da queste considerazioni, Orlandi poneva «la nascita del B. Angelico nei primi anni del 1400; la sua vestizione religiosa a S. Domenico di Fiesole circa gli anni 1418-1420 (…) e la sua ordinazione sacerdotale (…) circa il 1423-25.» (Orlandi 1955, “Rivista d’Arte”, p. 168).

Beato Angelico, Noli me tangere, Codice 558, Firenze, Museo di San Marco

5. Prime reazioni

A queste novità, fra gli storici dell’arte, già faceva cenno Mario Salmi nella Premessa al Catalogo della Mostra delle opere del Beato Angelico (Vaticano-Firenze, 1955): «il presunto anno della nascita 1387 sembra che debba essere ritardato di molto» (p. V, mostra vaticana; p. XIII, mostra fiorentina).

Più diffusamente ne parlò Ugo Procacci, fra i primi a recepire la nuova cronologia, nel testo introduttivo a Il Beato Angelico (1956, p. 5): «La radicata credenza che Fra Giovanni da Fiesole, detto il Beato Angelico, fosse nato nel 1387, ha subìto, proprio negli ultimi mesi, un gravissimo colpo; era una credenza che aveva origini molto antiche, poiché risaliva addirittura al testo del Vasari: l’Angelico, infatti, secondo il biografo aretino, sarebbe morto nel 1455 – e la data di morte, scolpita sulla lapide sepolcrale, è, naturalmente, indiscutibile – a 68 anni. La sicura deduzione dell’anno di nascita pareva del resto trovar conferma, per noi, nel fatto che dalla lettura del testo della cronaca del convento di S. Domenico di Fiesole, scritta dopo il 1516 dal padre Giovanni Tolosani, sembrava potersi avere la certezza che l’Angelico avesse preso l’abito di religioso nel 1407. Ma le acute osservazioni di uno studioso domenicano hanno ora dimostrato non solo che la cronaca del convento fiesolano non diceva affatto quello che per tanto tempo si era creduto dicesse, ma che tutto, anzi, portava a ritener nato l’artista non avanti dei primi anni del XV secolo. A convalida delle osservazioni già fatte, diverse altre – e di molta importanza – potrebbero essere messe in campo; così come ricerche documentarie – per quanto non ancora condotte a termine – sembrano confermare in pieno le ipotesi avanzate.»

6. Altri documenti per la nuova cronologia

Come anticipato, le tesi di Orlandi trovarono immediato sostegno nelle ricerche di Werner Cohn, che pubblicò, come scrive lui stesso, «un nuovo documento dal quale si apprende che il futuro frate lavorava ancora nel 1417 sotto il suo nome laico Guido di Pietro. In questo anno infatti egli entra nella Compagnia di S. Niccolò di Bari che aveva sede nella Chiesa di S. Maria del Carmine a Firenze» (Cohn 1955, p. 207). Nel registro delle iscrizioni alla compagnia, di cui l’Archivio di Stato di Firenze conserva una copia cinquecentesca (Compagnie, cod. XXXII, n. 1549), alla posizione 507 (f. 18 r) si legge:

frate Ghuido di piero dipintore del populo di santo michele bisdomini fu riceuto nella nostra compagnia a dì 31 di ottobre 1417 menato per Batista di Biagio nostro fratello al tempo dei nostri rettori christofano di lotto, donato di aldrobaldo, niccholò di aringho./ feciesi frate di santo domenicho. (Cohn 1955, pp. 210-211; Orlandi 1956, Quando è nato il Beato Angelico?; Orlandi 1964, Tav. II).

Secondo Cohn, il «testo originale era evidentemente scritto in due tempi diversi. Non c’è dubbio che le parole feciesi frate di santo domenicho furono inserite nel momento in cui il pittore lasciò la compagnia per entrare nel convento di Fiesole, e si deve concludere che anche la parola frate che precede il suo nome e che — probabilmente conforme all’originale — appare fuori colonna, fu aggiunta nello stesso tempo» (Cohn 1955, p. 208). Conclude lo studioso: «il documento del 1417 non ci dà, è vero, né la data di nascita, né quella dell’entrata nell’ordine; comunque rende molto probabile la conclusione di P. Orlandi che, come abbiamo visto, pensa ad una vestizione negli anni 1418-20. Per la nascita forse dobbiamo risalire fino agli anni intorno al 1400.» (Cohn 1955, p. 210; Orlandi 1959, p. 9).

Poco dopo, Werner Cohn pubblicava altri due importanti documenti a sostegno del nuovo corso (Cohn 1956):

1) Il 15 febbraio 1418 i Capitani della Compagnia di Orsanmichele deliberano che Guido di Pietro pittore (“Guidoni Pieri pictori”) riceva sette fiorini a saldo della tavola d’altare eseguita (quam fecit) per la cappella di Giovanni de’ Gherardini nella chiesa di Santo Stefano al Ponte (ASF, Orsanmichele, vol. 25, c. 23v). Con questo documento, Cohn ritiene «di aver stabilito che nel 1418 Guido di Pietro era ancora laico e non aveva ancora sentito la sua vocazione per la vita monastica» (Cohn 1956, p. 219). La notizia fu poi completata da Stefano Orlandi, che pubblicò un documento di poco precedente (28 gennaio 1418) in cui, per la stessa tavola, si stabiliva un anticipo di cinque fiorini (Orlandi 1964, pp. 8-9; p. 169).

2) Nel libro di Uscita dell’Arcispedale di S. Maria Nuova si legge: «A frate Giovanni de’ frati di San Domenicho di Fiesole per dipintura d’una croce fine di giugno 1423 lb. dieci» (ASF, S. Maria Nuova, vol. 4447, c. 31). W. Cohn lo giudica «un nuovo punto fisso per la biografia del Beato, cioè il primo documento che lo chiama col suo nome monastico», aggiungendo che «Si può dunque concludere che fra il 1418 ed il 1423 il giovane pittore dev’essere stato accolto nel convento di San Domenico» (Cohn 1956, p. 220).

Stefano Orlandi, nove anni dopo, integrerà le proprie ricerche con quelle di Werner Cohn nell’importante volume Beato Angelico. Monografia storica della vita e delle opere con un’appendice di nuovi documenti inediti (Olschki, 1964). Si legge nella Premessa di Mario Salmi: «All’autore (…) si debbono alcune fondamentali ricerche che negli ultimi anni sono venute a correggere quelle del padre Marchese ed a rettificare le affermazioni dei biografi dal Vasari in poi, circa i dati cronologici di Guido di Pietro, nato in Mugello, non a Vicchio, ma in una terra dei dintorni, come precisa l’autore; non nel 1386 o 87 bensì ai primi del Quattrocento; e già pittore prima di entrare, intorno al 1420-21, nell’Ordine Domenicano per ribattezzarsi in fra Giovanni da Fiesole. Indagini fortunate in parte condotte anche per altra via da un infaticabile studioso di recente scomparso, Werner Cohn, che mi è caro ricordare con rimpianto» (Salmi, in Orlandi 1964, p. V).

Nella monografia, Orlandi propone infine questa scansione cronologica: «l’anno di nascita dell’Angelico sull’inizio del secolo XV, e molto probabilmente, tra il 1400 ed il 1402» (p. 2), e «la sua vestizione religiosa in S. Domenico di Fiesole tra il 1420-1422 (…). Dopo l’anno di noviziato, egli dové seguire il corso degli studi (…) per ascendere al sacerdozio» che «non può esser durato meno di quattro o cinque anni, il che ci porta a porre la sua Ordinazione sacerdotale negli anni 1427-1429» (pp. 18-19). L’ordinazione sarebbe avvenuta negli stessi anni di quella del fratello minore Benedetto, attestata nel 1429; Orlandi, infatti, afferma di avere «riscontrato un perfetto parallelismo nella vita dell’Angelico e del suo fratello Benedetto, cosicché la differenza d’età tra loro deve essere stata minima» (Orlandi 1964, p. 19 n.3 e pp. 183-84; Orlandi 1965, “Rivista di Ascetica e Mistica”, p. 176).

Beato Angelico, San Paolo caduto da cavallo a Damasco, Codice 558, Firenze, Museo di San Marco

7. Il successo del nuovo corso

Fra gli storici dell’arte, aderì alle novità Giovanni Urbani, autore del saggio Beato Angelico (1957): «Dalla nuova evidenza documentaria…trova conforto l’ipotesi naturale di una data di nascita entro il primo decennio del quattrocento, e il non meno naturale spostamento degli esordi a circa un ventennio dopo» (p. 9). L’anno seguente, alla voce Angelico per l’Enciclopedia Universale dell’Arte (1958), lo stesso Urbani fissa la data di nascita attorno al 1400, la vestizione al 1418-20, il sacerdozio al 1423-25.

Nel 1958, Mario Salmi pubblica per “Valori Plastici” la ricca monografia Il Beato Angelico, dove si legge: «Se nel 1417 il nostro era pittore, si può presumerlo quindi nato alla fine del Tre o all’inizio del Quattrocento» (p. 73). Anche il celebre volume di Giulio Carlo Argan, Fra Angelico, che nella prima edizione del 1955 in francese riportava «Il a vingt ans en 1407 quand il se présente avec son frère au couvent des Dominicains de l’Observance à Fiesole», nell’edizione italiana del 1965 venne corretto in «nacque (…) intorno al 1400 (mentre il Vasari lo dice nato nel 1387 o nel 1388). Tra il 1417 e il 1418 entra nell’Ordine dei domenicani, e dai documenti appare che era pittore anche prima di farsi monaco» (p.7).

8. Critica dei tradizionalisti e la diatriba Centi-Orlandi

La nuova cronologia veniva generalmente accettata. L’unica eccezione, per qualche tempo, rimase quella di P. Innocenzo Taurisano, che nel saggio Beato Angelico, pubblicato nel 1955, poco dopo l’uscita del primo articolo di Orlandi, così scriveva sui nuovi studi: «Invece di semplificare mi sembra che il problema si complichi. Non si arriva al sacerdozio tra i domenicani senza una rigorosa preparazione di studi speciali, Scrittura, Teologia, Morale e Storia ecclesiastica. Se non sono completati tutti prima del sacerdozio lo saranno dopo, esclusa ogni altra occupazione. Come risolvere questo problema se già nel ’28 c’è la tavola per S. Pier Martire, e prima del ’28 si debbono collocare le quattro tavolette di Santa Maria Novella? È necessaria un’osservazione. Non va trascurata o minimizzata quella data indicativa 1407 segnata dal cronista (…). Inoltre non vale più nulla l’argomento della tradizione? (…) Ammettendo infine la nascita dell’Angelico ai primi del’400 si verrebbe alla conclusione che il santo pittore è morto sui 55 anni. La pietra tombale, dove vediamo scolpito il ritratto preso da un calco sul cadavere, ci presenta un frate anziano. Il Vasari ci dice che morì a 68 anni e il P. Serafino Razzi, storico di buona fama, lo conferma. Concludendo: credo che sia più vicino alla verità il cronista di Fiesole che noi dopo 500 anni! » (Taurisano 1955, pp.43-44).

Indubbiamente, il grande contestatore delle tesi di Orlandi-Cohn è stato il domenicano Tito Sante Centi, noto studioso di S. Tommaso d’Aquino.

La critica ai nuovi studi, delineata su ”L’Osservatore Romano” (Questioni di cronologia sull’Angelico, 4 luglio 1958; Per la cronologia dell’Angelico, 18 novembre 1959), proruppe in una vibrante polemica sulla rivista mensile “S. Antonino nel V centenario della morte (1459-1959)”. Ad un articolo di don Carlo Celso Calzolai a sostegno del nuovo corso (S. Antonino fu condiscepolo del B. Angelico? La data di nascita del Beato Angelico, febbraio 1959), Tito Sante Centi rispose in netto dissenso con due articoli (Il Beato Angelico fu discepolo o condiscepolo di S. Antonino?, giugno 1959; S. Antonino a Foligno, luglio 1959). A Centi, a sua volta, rispose punto per punto lo stesso Stefano Orlandi, ribadendo le sue posizioni (Il Beato Angelico fu discepolo di S. Antonino, agosto-settembre 1959).

La polemica riprese dopo la pubblicazione, da parte di Orlandi, del già citato Beato Angelico. Monografia storica della vita e delle opere con un’appendice di nuovi documenti inediti (1964). Alle vivaci critiche di P. Timoteo M. Centi, fratello maggiore di Tito Sante, entrambi domenicani, sul “Bollettino dell’Istituto Storico Artistico Orvietano” (Sulla nuova cronologia dell’Angelico, 1963-1964), ne seguirono altre, ancora più aspre, dello stesso Tito Sante Centi su “Rivista di ascetica e mistica” (Incongruenze cronologiche nella recente monografia del P. Orlandi O.P. sul Beato Angelico 1387-1455, 1964). Non mancò la risposta “a tono” di Orlandi su “Memorie Domenicane”di cui allora era Direttore (Per la cronologia del Beato Angelico. Risposta al p. Tito Centi O.P., gennaio-marzo 1965), pubblicata anche su “Rivista di ascetica e mistica” (marzo-aprile 1965) con, nelle note a piè di pagina, le Repliche del P. Centi al P. Orlandi e una Premessa del Direttore della rivista, P. Innocenzo Colosio, favorevole a P. Centi.

L’ultimo atto della querelle, a fissare definitivamente le posizioni tradizionaliste, è stata la monografia di Tito Sante Centi intitolata Il Beato Giovanni pittore Angelico: biografia critica (Cantagalli, 1984), poi riedita come Il Beato Angelico. Fra Giovanni da Fiesole. Biografia critica (Edizioni Studio Domenicano, 2003), quasi un contraltare alla storica monografia di Stefano Orlandi del 1964.

9. Le argomentazioni di Tito Sante Centi

La critica di P. Tito Centi alla nuova cronologia si concentra fondamentalmente sui seguenti punti:

1) Difesa dell’attendibilità storica di Giorgio Vasari. Vasari risulta credibile poiché, secondo la testimonianza di fra Timoteo Bottoni (XVI sec.), ricavò molte informazioni dall’erudito miniatore fra Eustachio (1473-1555), che visse a lungo nel convento di San Marco, dove avrebbe potuto incontrare confratelli anziani dell’epoca di Beato Angelico. Nella seconda edizione delle Vite, inoltre, la correzione di un anno della data di nascita (spostata dal 1386 al 1387) potrebbe derivare dalla consultazione di ulteriori documenti d’archivio. Sebbene Vasari non sia sempre impeccabile nella cronologia, in questo caso non vi sono motivi validi per dubitare che l’Angelico sia effettivamente nato nel 1387 (Centi, Il Beato Angelico…, 1959, p. 14; Centi 2003, pp. 15-18; Timoteo M. Centi 1963-1964, pp. 92-93).

2) Il rapporto fra l’Angelico e il Beato Giovanni Dominici, promotore dell’Osservanza domenicana e fondatore, nel 1406, del convento di San Domenico a Fiesole (Centi 2003, pp. 27-29, 33). La nuova cronologia, collocando la data di nascita attorno al 1400, impedisce di considerare Beato Angelico, come da tradizione, coetaneo e compagno di Sant’Antonino, oltreché, soprattutto, discepolo diretto del Dominici; secondo il nuovo corso, infatti, l’Angelico dovrebbe essere ritenuto discepolo (e non più condiscepolo) dello stesso Sant’Antonino. Questo, però, contrasterebbe con la testimonianza di fra Giovanni Caroli, che annovera l’Angelico (“Joannes pictor egregius”) fra i diretti seguaci del riformatore domenicano (Caroli, Vita B. Ioannis Dominici Card., Acta Sanctorum, 1698, pp. 405-406). Anche l’assunzione del nome religioso di “fra Giovanni”, in un’epoca in cui non era obbligatorio cambiare il nome secolare (è il caso, ad esempio, di Antonino Pierozzi), sembrerebbe un omaggio a “fra Giovanni” Dominici, indizio di un rapporto personale diretto. Lo stesso si può dire per l’adesione, nel 1417, alla Compagnia di San Niccolò del Carmine, a cui erano iscritti frati carmelitani, chierici e secolari, ma nessuno di altri ordini religiosi se non “messer frate Giovanni Dominici (…) arcivescovo di Raugia” (n. 435), che vi era entrato il 25 febbraio 1408. Nel convento di San Marco, infine, l’Angelico raffigura Dominici sotto la Crocifissione del Capitolo, in uno dei tondi del fregio con i beati domenicani; il marcato realismo che lo contraddistingue potrebbe essere indizio di una conoscenza de visu.

3) Lettura tradizionale della Chronica di Fiesole. T. S. Centi, in linea con Baldinucci e Marchese e in disaccordo con Orlandi che la reputa un’interpolazione del cronista Tolosani, giudica pienamente attendibile la data “1407” apposta in margine all’atto di vestizione di fra Giovanni (Centi 2003, pp. 30-31). «Non è un semplice numero logico di rubrica, come si potrebbe insinuare da qualcuno; poiché il nostro cronista non usa ricorrere a simili espedienti. È ridicolo pensare che egli abbia voluto farlo solo nel caso nostro» (Centi 1959, Il Beato Angelico…, p.14). «Il Tolosani segnò sul margine l’anno della vestizione, lasciando in bianco, con tanto di puntini, le date precise che sperava di rintracciare in seguito. Sapeva bene che la vestizione suddetta era avvenuta in quell’anno nel convento stesso di S. Domenico di Fiesole, e la registrò con chiarezza. Cosa che invece non fece per la vestizione, assai più sommariamente descritta, di Fra Benedetto e dei novizi che lo seguono. Perciò non si deve imputare a lui l’errore di tutti quei biografi del Beato Angelico, i quali fecero dei due fratelli del Mugello un’unità inscindibile» (Centi 2003, p.31). Guido di Pietro, pertanto, sarebbe entrato nell’ordine domenicano nel 1407, all’età di circa vent’anni (v. anche Orlandi 1959, p. 6; Timoteo M. Centi 1963-1964, pp. 93-95; Centi 1964, p. 554; Orlandi 1965, “Rivista di Ascetica e Mistica”, pp. 174-76 con nota F di Centi).

4) L’esilio a Foligno. Secondo T. S. Centi, in disaccordo con Morçay e Orlandi, tra i frati documentati a Foligno nel 1410 il nome di “Johannes” nel gruppo “de Florentia” può verosimilmente indicare Beato Angelico. Il fatto che non sia menzionato come “Johannes Petri de Mugello” non costituisce un ostacolo, sia perché il nome poteva variare ed essere privo di patronimico (ancora nel 1433 figura come “frate Guido, vocato frate Giovanni”), sia perché, lontani dalla Toscana, era normale fare riferimento a Firenze anziché al Mugello o a Fiesole (a sostegno di questa tesi sui vari appellativi di Beato Angelico e sull’infondatezza di un loro ordine cronologico, v. Timoteo M. Centi 1963-1964, pp. 95-97). Si aggiunga che l’identificazione di “Johannes” con fra Giovanni di Zanobi Masi, avanzata da Morçay-Orlandi, sarebbe contraddetta dal fatto che lo stesso Masi nel 1412 e nel 1413 risulta attestato nel convento di Santa Maria Novella, come documenta lo stesso Orlandi. L’Angelico, dunque, avrebbe condiviso l’esilio a Foligno-Cortona (1409-1418) con Sant’Antonino e i frati più fedeli al Dominici. (Centi, Il Beato Angelico…, 1959, p. 14; Centi, S. Antonino a Foligno, 1959, p. 8; Centi 1964, pp. 554-557; Orlandi 1965, “Rivista di Ascetica e Mistica”, p. 174 con nota E di Centi e pp. 178-179 con note I, L, M di Centi; Centi 2003, pp. 41-46).

5) Frate Guido nel 1417. Per quanto riguarda l’iscrizione di “frate Ghuido di piero” alla Compagnia di San Niccolò del Carmine nel 1417, T. S. Centi evidenzia innanzitutto la problematicità del documento: copia del 1564 tratta da un originale danneggiato da un’alluvione, in cui i tre rettori citati non sono in carica nel 1417, ma in anni precedenti (argomenti rigettati da Orlandi 1959, pp. 9-10). In disaccordo con la lettura di Cohn-Orlandi, Centi sostiene che il termine “frate” non sia un’aggiunta posteriore e che l’uso del nome Guido non implichi necessariamente la sua condizione di laico (nei documenti si trova sia “frate” Guido, sia “frate Giovanni”; a sostegno, v. Timoteo M. Centi 1963-1964, pp. 97-98). «L’iscrizione del B. Angelico non è semplicemente quella di “Guido”, ma di “Frate Guido”. Non si spiega perché si debba riferire “integralmente” il documento, eliminando una parola che inequivocabilmente gli appartiene. E se il documento dice “frate”, in base ad esso non è lecito dire “non frate” (…). L’unica seria difficoltà potrebbe essere l’aggiunta “feciesi frate di santo Domenico”, come se frate già non fosse. Ma basta uno sguardo al codice e alla stessa pagina (…) per vedere il diverso trattamento usato (…) per quelli che al tempo della trascrizione non erano ancora frati (…). Il nome dell’iscritto non è preceduto dall’appellativo “Frate“» (Centi 1964, p. 553; in disaccordo Orlandi 1965, “Rivista di Ascetica e Mistica”, pp. 180-181 con note N, O, P di Centi; Centi 2003, pp. 64-68). All’obiezione mossa da Orlandi («se fosse già stato frate, perché indicare che abitava nel popolo di S. Michele Visdomini?»), Centi risponde: «Tale domicilio viene ricordato nella singolare iscrizione perché l’iscritto, anche se già Domenicano, non intendeva considerarsi di S. Maria Novella. E non poteva dirsi in quel momento di S. Domenico di Fiesole, perché il convento era vuoto e sequestrato dalla Curia Fiesolana. Senza contare che l’iscrizione si richiama al tempo dei rettori “che furono”, ossia al tempo in cui abitava in famiglia» (Centi 2003, p. 68). Secondo T. S. Centi, dunque, se il documento fosse attendibile, indicherebbe che l’Angelico nel 1417 era già un frate domenicano, rientrato verosimilmente a Firenze dall’esilio di Foligno-Cortona quando al concilio di Costanza si stava ricomponendo lo scisma.

6) Già frate nel 1418. Riguardo al documento del 1418 in cui l’Angelico viene menzionato unicamente come “Guido di Pietro pittore”, elemento che per Cohn-Orlandi dimostrerebbe il suo stato laicale, T. S. Centi sostiene che l’omissione dell’appellativo di “frate” potrebbe essere semplicemente casuale, e che, in ogni caso, non si tratterebbe di un atto formale in cui è l’interessato ad autodefinirsi o a sottoscrivere. Che sia chiamato solo “Guido” potrebbe anche spiegarsi con la confidenza dell’ambiente fiorentino per un artista già noto prima della vestizione (“con quell’arti che ancor giovinetto benissimo fare sapeva”, scrive Vasari). «In documenti non ufficiali il nome di battesimo, e talora il soprannome, ha una persistenza superiore, come tutti sanno, a tutte le denominazioni ufficiali. Il cambiamento del nome alla vestizione religiosa era inoltre piuttosto raro all’inizio del secolo XV, e anche per questo non attecchiva facilmente presso i conoscenti e gli amici di vecchia data» (Centi 1964, p. 554; Centi 2003, pp. 33-34, 69). D’altra parte, insiste Centi, i documenti del 1407 e del 1410 lo definiscono già frate.

7) Rilievo funerario e ossa mostrano l’Angelico anziano. «La maschera che si può ricavare dal suo sepolcro ce lo mostra infatti non più giovane ma vecchio» (Timoteo M. Centi 1963-1964, p. 92). «Il viso (…) è quello di un vecchio consunto, non quello di un cinquantenne» (Centi 2003, p. 198). Nella ricognizione delle ossa del Beato, eseguita nel 1958 (…) il Prof. Vincenzo Virno, interrogato sulla presunta età del soggetto al momento della morte, rispose: «una sessantina d’anni». Il che non contraddice la cronologia tradizionale, ossia quella indicata dal Vasari» (Centi 2003, p. 18, n. 5; p. 71).

8) Angelico e suo fratello non hanno percorsi identici. T. S. Centi non concorda con Stefano Orlandi che, ritenendo “parallele” le vite dei fratelli Guido e Benedetto, li considera quasi coetanei e colloca la data di ordinazione sacerdotale dell’Angelico negli stessi anni di quella del fratello minore (documentata nel 1429). Padre Centi sostiene, al contrario, che «Se (Orlandi) non ha in mano documenti ineccepibili per dimostrare che erano gemelli, la cronologia dell’uno non può certo valere per l’altro» (T. S. Centi in Orlandi 1965, “Rivista di Ascetica e Mistica”, p. 176, nota G). Secondo la Chronica di Fiesole, scrive Centi, «le due vestizioni non avvennero nello stesso luogo (…) e neppure nello stesso tempo. (…) Quando perciò non troviamo il nome di Fra Benedetto tra i Frati fiesolani rifugiati a Foligno, non abbiamo nessun motivo per meravigliarci. E quando invece i documenti dell’epoca ci restituiscono la data di ordinazione sacerdotale di Fra Benedetto (e siamo al 1429), non siamo affatto autorizzati a concludere che anche quella del fratello maggiore si sia celebrata negli stessi anni, ossia intorno al 1430.» (Centi 2003, p. 32). Per Centi, infatti, l’ordinazione dell’Angelico risalirebbe al periodo dell’esilio, verosimilmente a Foligno (1409-1414).

9) Formazione religiosa e arte. T. S. Centi sottolinea le difficoltà generate dalla nuova cronologia nel conciliare formazione religiosa e attività artistica. «Secondo il P. Orlandi l’instancabile pittore mugellese sarebbe entrato nell’Ordine di S. Domenico intorno al 1420. Ma stando così le cose, non si riesce a capire come negli anni immediatamente successivi l’artista potesse essere in piena attività, secondo la testimonianza di sicuri documenti. È mai possibile che i frati dell’osservanza trascurassero le buone tradizioni, le raccomandazioni e gli ordini tassativi dei Capitoli, relativi al riserbo e alla ritiratezza delle nuove reclute?» (Centi 1964, p. 559). «Era invece aumentato già da oltre un secolo il numero degli anni che i giovani religiosi dovevano dedicare in modo esclusivo alla propria formazione ecclesiastica e religiosa dopo l’anno di prova. Come scrive il P. Tommaso Masetti, da tre anni si era passati a cinque anni. In ogni caso nessuno poteva accedere al sacerdozio prima di aver raggiunto l’età di venticinque anni. E durante questo periodo di formazione le Costituzioni prescrivevano che i giovani non esercitassero neppure le modeste mansioni degli uffici conventuali. Meno che mai era loro consentito l’esercizio di un’arte o di un mestiere, se erano chierici aspiranti al sacerdozio» (Centi 2003, p. 36).

Beato Angelico, Crocifissione, New York, Metropolitan Museum of Art

10. Fra novità e tradizione

Risale al 1960 la Positio per la concessione della Messa e dell’Ufficio in onore di Beato Angelico, a cura del Relatore Generale Aimé-Pierre Frutaz. Per evitare confusioni — dal momento che “le nuove date proposte dal p. Orlandi prestano ancora il fianco ad osservazioni e i critici non le hanno pertanto accettate concordemente” (p. IX) — il documento adotta una soluzione di compromesso. Vi sono riportate entrambe le cronologie, quella tradizionale in corsivo, l’altra tra parentesi quadre (p. X): 1386 o 1387 [1400 circa] per la nascita; 1407 [1418-1420] per l’ingresso nel convento di S. Domenico di Fiesole; 1408 per il noviziato a Cortona; 1409 per il ritorno a Fiesole, la professione e l’esilio a Foligno; 1414 per la peste a Foligno e il trasferimento a Cortona; 1415-1417 [1423-1425] per l’ordinazione sacerdotale; 1418 per il ritorno a San Domenico.

Nella diatriba tra i confratelli Orlandi e Centi, la maggior parte degli autori domenicani si è schierata a favore della nuova cronologia del primo. È il caso di Innocenzo Venchi (Cronologia del Beato Angelico, 1984), Venturino Alce (Angelicus pictor. Vita, opere e teologia del Beato Angelico, 1993) ed Eugenio Marino (Il Beato Angelico. Saggio sul rapporto persona-opere visive ed opere visive-persona, 2001, che raccoglie saggi editi in precedenza). A difendere la linea tradizionale rimangono Innocenzo Taurisano, Innocenzo Colosio e soprattutto Timoteo M. Centi (Sulla nuova cronologia dell’Angelico, 1963-1964; voce Giovanni da Fiesole, Bibliotheca Sanctorum, 1965). Curiosamente, segue la tradizione anche il motu proprio “Qui res Christi gerit” del 3 ottobre 1982, con cui Papa Giovanni Paolo II concesse a fra Giovanni da Fiesole il culto liturgico locale e il titolo di “Beato”.

Beato Angelico, Madonna di Cedri, Pisa, Museo Nazionale di San Matteo

11. I dubbi di Luciano Berti e una “nuova” data di nascita

Abbiamo visto che Mario Salmi, nella monografia Il Beato Angelico (1958), aveva argomentato: «Se nel 1417 il nostro era pittore, si può presumerlo quindi nato alla fine del Tre o all’inizio del Quattrocento» (p. 73), dove quel “nato alla fine del Trecento” già rappresenta una piccola esitazione di fronte alla nuova cronologia di Orlandi, che colloca la nascita dell’Angelico attorno al 1400-1402.

Il dubbio viene esplicitato pochi anni dopo da Luciano Berti: «La data di nascita dell’Angelico non va posta sui primi del nuovo secolo, perché se nel febbraio 1418 Guido di Pietro viene saldato della tavola d’altare “quam fecit” per la cappella Gherardini in S. Stefano al Ponte, cappella la cui decorazione pittorica era stata iniziata (1413-17), con affreschi, da Ambrogio di Baldese, egli per avere avuto tale incarico non doveva essere proprio un principiante. Anche nella lastra tombale nella Minerva (1455), del resto, fra Giovanni pare raffigurato piuttosto anziano per aver poco più di cinquant’anni, come comporterebbe invece la cronologia dell’Orlandi. Dunque egli dev’essere nato un poco prima della fine del secolo» (Berti 1963, Miniature dell’Angelico, p. 9).

Pochi anni dopo, Berti è ancora più preciso: «Le recenti acquisizioni documentarie del padre Orlandi e del Cohn hanno infatti scalzato quella data di nascita presso Vicchio nel 1387, ricavata dal Vasari, che comportava un Angelico già abbastanza maturo (oltre i trent’anni) sul 1420, al muoversi della nuova pittura rinascimentale; e di conseguenza varie ipotesi di suoi sviluppi nel decennio successivo (fasi alla Starnina, alla Lorenzo Monaco, alla Gentile da Fabriano, dietro Masaccio). Certamente, poi, non fu nel 1407 – come si riteneva sicuro – che egli era entrato nel conventino di San Domenico di Fiesole insieme a quel suo fratello, che in religione divenne fra’ Benedetto. Invece, nel 1417 Guido di Pietro risulta già «dipintore» ma ancora laico, amico del miniatore Battista Sanguigni che lo presenta come socio alla Compagnia di San Niccolò al Carmine fiorentino. E nel 1418 Guido viene saldato dai Capitani d’Orsanmichele della tavola d’altare nella cappella Gherardini in Santo Stefano al Ponte, cappella in precedenza affrescata da Ambrogio di Baldese (1415-17). Un tale incarico, che non si affidava ad un principiante, ritengo perciò che collochi la data di nascita dell’Angelico non sul 1400 (come ha ritenuto l’Orlandi), bensì almeno al 1395» (Berti 1967, Angelico, p. 3).

Mario Salmi e principalmente Luciano Berti propongono dunque una correzione alla data di nascita della nuova cronologia, arretrandola di qualche anno. Questa ulteriore novità, basata non su fonti documentarie ma su una logica deduzione, è stata accolta, in misura diversa, dalla massima parte degli storici dell’arte, fra i quali Umberto Baldini (“1386-1400”, L’opera completa dell’Angelico, 1970, p. 83), John Pope-Hennessy («He is thus likely to have been born between 1395 and 1400», Fra Angelico, 1974, p. 5), Luciano Bellosi (“1395-1400”, Angelico, in Dizionario della pittura e dei pittori, 1989, p. 96), William Hood («some time in the late 1390s», Fra Angelico at San Marco, 1993, p. 9), John T. Spike («Nacque negli ultimi anni del Trecento», Angelico, 1996, p. 7), Giorgio Bonsanti («attorno al 1400, forse un poco prima», Beato Angelico, 1998, p. 8), Magnolia Scudieri («qualche anno prima del 1400», Guido di Pietro, in Dizionario biografico degli Italiani, 2003, p. 401), Diane Cole Ahl («ultimo decennio del XIV secolo», Beato Angelico, 2008, p. 15), Timothy Verdon («Nato, si presume, verso il 1395», Beato Angelico, 2015, p. 112), Carl Brandon Strehlke («nato verso la fine del XIV secolo», Beato Angelico, 2025, p. 19). In particolare, la posizione di Laurence Kanter coincide sostanzialmente con quella di Luciano Berti: nei documenti del 1417 e del 1418 Guido di Pietro è definito come pittore, «probabilmente né un neofita, né un assistente apprendista presso la bottega di un altro maestro. Accenni così vaghi non consentono di determinare con esattezza la data di nascita dell’artista, ma è forse possibile dedurne che sia nato verosimilmente attorno al 1395; in tal modo, avrebbe avuto circa ventitré anni nel 1418, e così il suo apprendistato artistico, ovunque sia avvenuto, potrebbe avere avuto inizio attorno al 1410» (Laurence Kanter 2005, Fra Angelico: The Early Works, p. 4).

La data 1395 circa si è oggi generalmente imposta nei cataloghi delle mostre, nelle didascalie e nelle guide dei musei (ultimamente, anche nella nuova guida San Marco. Beato Angelico e gli altri capolavori, 2026, a cura di Elisabetta Berti e Marco Mozzo).

Beato Angelico, San Gerolamo nel deserto, Princeton, The Art Museum

12. I dubbi di Miklós Boskovits

Con maggiore evidenza rispetto ai dubbi di Luciano Berti, la problematicità della nuova cronologia è evidenziata da Miklós Boskovits in due lungimiranti contributi del 1976.

«Nell’impostare la cronologia dei dipinti l’autore (si riferisce a Pope-Hennessy, nella monografia del 1974) tiene naturalmente conto in modo scrupoloso dei dati documentari di nuova acquisizione, scoperti in gran parte dal compianto padre Orlandi, e segue anche molte delle conclusioni dedotte su quella base dallo studioso domenicano. Così nello spostare la data di nascita del pittore dal vasariano 1387 al 1400 o poco prima, e l’anno dell’ingresso nell’ordine dal tradizionalmente accettato 1407 al 1418-21; ma, come è già stato osservato (anche se in una sede fuori mano — il riferimento è all’articolo del 1963-1964 di Timoteo M. Centi n.d.r.), non dobbiamo dimenticare che si tratta solo di ipotesi e non già di fatti documentati. È vero, sì, che il pagamento effettuato al giovane pittore nel 1418 non fa cenno al suo stato religioso, ma è altrettanto vero che la Cronaca quadripartita del Convento di Fiesole lo dice accolto fra i figli di San Domenico nel 1407 (e l’argomentazione del padre Orlandi intesa a smentire questa non convince del tutto) e che il documento relativo all’adesione del pittore alla Compagnia di San Niccolò nel 1417 lo nomina già frate. Può sempre trattarsi di un’aggiunta ulteriore; ma considerando che la commissione importante della tavola d’altare della cappella Gherardini in Santo Stefano al Ponte difficilmente poteva andare ad un giovane appena sulla soglia dei vent’anni, sembrerebbe comunque giustificato collocare la data di nascita dell’Angelico più vicino al 1390 che al 1400, avvicinandosi così all’anno tradizionalmente indicato». (Miklós Boskovits, Appunti sull’Angelico, “Paragone”, n. 313, marzo 1976, p. 32).

«La data esatta della sua nascita non ci è nota: il Vasari la poneva al 1387, ma la critica moderna è unanime nel ritenere erronea tale informazione, anche se nemmeno il 1400 circa, proposto più recentemente, sembra essere la data giusta. Infatti nel gennaio e nel febbraio del 1418 Guido, non ancora entrato nell’ordine domenicano, riscosse pagamenti per una tavola d’altare da lui dipinta per la chiesa di Santo Stefano al Ponte, ed è difficile immaginare che tale prestigioso compito fosse affidato ad un principiante. È lecito concludere allora che l’artista già nel 1417 (se non addirittura prima) in grado di ottenere una simile commissione, doveva pur avere qualche anno di attività dietro le spalle a quella data e di conseguenza, se l’inizio della sua carriera si può collocare verso la metà del secondo decennio, l’anno della sua nascita difficilmente potrebbe risalire a dopo il 1395». (Miklós Boskovits, Un’Adorazione dei Magi e gli inizi dell’Angelico, 1976, ripubblicato in Immagini da Meditare. Ricerche su dipinti di tema religioso nei secoli XII-XV, 1994; la citazione è tratta da pp. 327, 330).

Beato Angelico e Lorenzo di Credi, Pala di Fiesole, Chiesa del Convento di San Domenico, dettaglio

13. La “conversione” dell’Angelico secondo Gilbert

Nel 1984 Creighton Gilbert pubblica un importante articolo dal titolo eccentrico: The conversion of Fra Angelico (in Scritti di storia dell’arte in onore di Roberto Salvini, 1984, pp. 281-287)

La parte iniziale è una sintesi cronologica che tiene conto dell’interpretazione di Orlandi-Cohn: l’Angelico risulta un pittore laico nell’ottobre 1417 (iscrizione alla confraternita del Carmine) e, ancora, nel gennaio-febbraio 1418 (pagamento per una pala d’altare), mentre appare già come frate-pittore nel giugno 1423 (commissione di un crocifisso); «poiché prima di questo doveva trascorrere un anno di noviziato in cui non era consentito dipingere, deve essere entrato nell’ordine, al più tardi, nella primavera del 1422 e, secondo l’ultimo documento in cui risulta laico, non anteriormente alla primavera del 1418. (…); si potrebbe pensare all’estate del 1418 come il quasi certo terminus ante per la vestizione dell’Angelico» (Gilbert 1984, p. 281). Gilbert, infatti, ricorda che i frati di Fiesole esiliati in Umbria, terminato lo scisma con l’elezione di papa Martino V (1417), poterono tornare a San Domenico solo dopo il 13 luglio 1418, quando il convento, divenuto nel frattempo proprietà del vescovo di Fiesole, fu definitivamente riscattato. «Sembrerebbe assai poco probabile» – sottolinea Gilbert – «che la vestizione sia avvenuta quando i frati erano ancora in esilio» (p. 281).

Secondo Gilbert — e qui sta l’originalità del suo contributo — la vestizione dell’Angelico tra il 1418 e il 1422, quando era già un professionista autonomo dopo anni di tirocinio, è un fatto fuori dall’ordinario. «Era infatti consuetudine, allora più di oggi, che entrare nella vita religiosa fosse una scelta di vita adulta permanente, fra le tante occupazioni possibili, e che ciò avvenisse da giovani, a cui poi seguiva un tirocinio» (p. 282). Sulla base di dati documentari, Gilbert analizza l’età in cui si entrava nei conventi di San Domenico (tra il 1526 e il 1550) e di Santa Maria Novella (Necrologio, XIV-XV sec.): nella quasi totalità dei casi la vestizione avveniva fra i 14 e i 18 anni. Confrontando questi dati con l’età nella quale i pittori passavano da apprendisti a maestri, ovvero attorno a 17-20 anni, lo studioso britannico arriva a escludere che si potesse diventare prima maestri di pittura e, successivamente, entrare in convento. L’età media di vestizione, al di sotto dei 20 anni, era talvolta superata dai conversi, che spesso svolgevano già una professione, ma, ricorda Gilbert, «l’Angelico non era un converso e vestì l’ habitum clericorum» (p. 283).

Le conclusioni di questa indagine portano Gilbert a mettere in discussione la data di nascita proposta da Orlandi (1400-1402), non più sostenibile da quando Cohn ha mostrato che l’Angelico era dipintore nel 1417: secondo la cronologia di Orlandi, infatti, sarebbe stato un pittore autonomo già tra i 15 e i 17 anni, un’ipotesi poco verosimile. Gilbert, al contrario, afferma che «il 1400 sembrerebbe la più tarda data di nascita possibile (…). Ma una scelta più plausibile sarebbe il 1395» (p. 283). Così, prosegue Gilbert, l’Angelico sarebbe entrato nella confraternita a 22 anni, come aveva fatto il suo amico Sanguigni due anni prima; il primo pagamento per un’opera sarebbe avvenuto a 23 anni, «prima della maggior parte dei suoi contemporanei» (p. 283), e avrebbe infine fatto ingresso in convento tra i 23 e i 27 anni, un’età fra le più tarde e inconsuete tra quelle documentate per le vestizioni. Gilbert, in sostanza, ribalta l’idea di un Angelico diventato maestro giovanissimo (Orlandi), in favore di un Angelico che vestì tardi l’abito religioso, fatto «inusuale, ma non senza attestazioni» (p. 284), aderendo oltretutto ad un convento particolare, di stretta osservanza domenicana. Per sottolineare questa eccezionalità, Gilbert utilizza il termine “conversione”, il cui senso va ben oltre quello di una ordinaria “vocazione” religiosa (p. 287, nota 15).

In conclusione, Gilbert cerca di spiegare questa svolta esistenziale come effetto della predicazione a Firenze del domenicano fra Manfredi da Vercelli, ipotesi poi contestata da p. Eugenio Marino perché «stando ai documenti che possiamo interpretare, dobbiamo ritenere che la personalità che influì sul Giovane Guido fu direttamente (o indirettamente, attraverso fra Antonino Pierozzi) fra Giovanni Dominici, il fondatore del Convento fiesolano, del quale prese il nome» (Marino 2001, p. 23).

Andrea De Marchi, Diane Cole Ahl e Carl Brandon Strehlke ritengono invece che la decisione di entrare nell’ordine domenicano, maturata tra il 1418 il 1423, possa essere stata incoraggiata da fra Leonardo Dati, a quel tempo Maestro generale dell’Ordine e committente di alcune opere che l’Angelico avrebbe eseguito per Santa Maria Novella in occasione della visita di Papa Martino V (De Marchi 1992, pp. 136-138; Cole Ahl 2008, p. 37; Strehlke 2018, passim; Strehlke 2019, pp. 23-24).

«Fu proprio mentre stava curando i preparativi per la visita papale che Dati riconobbe il talento artistico e la convinzione religiosa di un giovane pittore fiorentino, Guido di Pietro, e senza alcun dubbio lo invitò a far parte del rifondato convento di San Domenico a Fiesole» (Strehlke 2018, p. 72).

«In quegli anni l’Angelico, ancora allo stato laicale, quindi Guido di Pietro, lavorò per il complesso domenicano (Santa Maria Novella) e molte commissioni di opere dovrebbero risalire al Dati o comunque alla sua cerchia (…). Non è impossibile che in questo ambiente culturale di umanesimo cristiano, siano maturati la sua conversione e l’ingresso nell’ordine dei Predicatori, per cui si spostò a San Domenico di Fiesole aderendo all’Osservanza propugnata dal cardinale Fra Giovanni Dominici, morto a Buda nel 1419» (De Marchi 2025, p. 93).

Beato Angelico e Lorenzo di Credi, Pala di Fiesole, Chiesa del Convento di San Domenico, dettaglio

14. Produzione giovanile e retrodatazione

La problematicità della prima attività artistica dell’Angelico costituisce uno dei nodi cruciali. Lo evidenziava Miklós Boskovits nel 1976: «L’intera produzione giovanile dell’artista, il frutto di quasi tre lustri di attività, sarebbe dunque andato perduto? Non è facile crederci, (…) si è tentati di pensare che invece di un inesorabile destino si tratterà piuttosto delle conseguenze di una disattenzione critica, e che parte almeno dei dipinti perduti stiano in verità sotto i nostri occhi, in attesa di essere riconosciuti» (Boskovits, Un’Adorazione dei Magi e gli inizi dell’Angelico, 1976, nuova ed. 1994, p. 331).

Trascorsi due decenni di studi, nel 1998 Giorgio Bonsanti delineava con precisione lo stato dell’arte: «L’Angelico (…) conferma così la sua qualità di pittore alacremente attivo nel terzo decennio, e di questa operosità gli studi hanno preso definitivamente coscienza. Oggi, per noi, l’Angelico non è più un pittore sostanzialmente di due decenni, gli anni Trenta e Quaranta, come lo si è ritenuto a lungo, quando si pensava che la Pala di San Pietro Martire rappresentasse l’inizio della sua attività. Non soltanto sappiamo che era già attivo per tutta la durata degli anni Venti, ma anche che ci dobbiamo mentalmente adattare a riconoscerlo, ove possibile, bene agli inizi di quel decennio, se la prima commissione all’Angelico di cui si abbia notizia è del 1418. La ricostruzione proposta da Boskovits nel 1976 (…) ha il merito di corrispondere a questa esigenza, dal momento che da un lato ha individuato una serie di opere che possono già collocarsi attorno al 1420; ma anche ha ragionevolmente anticipato alla Pala di San Pietro Martire (…) il grande Polittico di San Domenico di Fiesole. Il ragionamento che ha consentito tale inversione riposa da un lato su ragioni stilistiche specifiche (…), dall’altro sul riconoscimento che l’apice di masaccismo rappresentato dalla Pala di San Pietro Martire non poteva rappresentare, come fino ad allora creduto, l’esordio in senso proprio di un pittore la cui età all’epoca doveva già essere intorno ai trent’anni. (…) Non si diminuisce certo il ruolo di Masaccio se si tenta di contestualizzare meglio la situazione culturale ai suoi esordi; quella, del resto, con la quale egli stesso si trovò a misurarsi. Si apre allora la strada per una reale comprensione dell’Angelico premasaccesco; autore in proprio di dipinti straordinariamente affascinanti e significativi quali la Tebaide degli Uffizi (…), delle Madonne di San Pietroburgo, Francoforte, Rotterdam, dell’Adorazione dei Magi di Riggisberg (Berna), per citare soltanto gli apici qualitativi. (…) Questo percorso si conclude con la grande Pala di San Domenico, primo incarico di rilievo per il frate pittore. In quello straordinario dipinto si sommano e confluiscono le esperienze precedenti, tanto da indurci a ritenere concluso un coerente periodo formativo, che, da solo, vorrei sottolineare, basterebbe ampliamente per fare dell’Angelico il pittore di maggior rango nella Firenze a cavallo del 1420» (Giorgio Bonsanti, Beato Angelico. Catalogo completo, 1998, pp. 9-10).

Sempre nel 1998, una decisa critica alla nuova cronologia è chiaramente espressa da Aldo Galli: «Col progressivo maturare di una più complessa e sofisticata cognizione stilistica dell’Angelico la storia critica degli ultimi decenni si è trovata a mettere in discussione quella che sembrava (per certi versi era) l’acquisizione di maggior momento emersa dalle fitte celebrazioni angelichiane tenutesi nel cinquecentenario della morte (1955), quei puntelli cronologici cioè che sembravano così perentoriamente piantati dalle ricerche del padre Stefano Orlandi O.P. Ingannevoli punti fermi che di fatto furono d’intralcio alla ricostruzione stilistica e che possono dirsi ormai in buona parte divelti. Due soprattutto (Si riferisce alla Pala di San Pietro Martire e al Giudizio finale, datati da Orlandi nel 1429 e nel 1431, n.d.r.).» (Aldo Galli, L’assestamento dell’attività dell’Angelico: 25 anni di studi, in Un nuovo dipinto dell’Angelico 1998, pp. 28-29).

Qualche pagina dopo, si legge: «Nel volume dello studioso domenicano (Orlandi, n.d.r) si trovano raccolti anche i rinvenimenti archivistici effettuati negli stessi anni da Werner Cohn (…), la cui indubbia rilevanza mi pare meno soggetta a futuri ripensamenti, sebbene non sia mancato chi, e con buoni argomenti, ha potuto sollevare l’ombra di un sospetto anche sull’attendibilità dell’iscrizione di Guido di Piero «dipintore» alla Confraternita di San Niccolò presso il Carmine del 1417, il primo documento in assoluto sull’artista (si riferisce a Tito Sante Centi, n.d.r.)» (Aldo Galli, ibidem, nota n.22, pp. 35-36)

Nel 2003, Magnolia Scudieri riassumeva così il dibattito critico: «Nonostante che gli elementi per ricostruire la sua attività giovanile a cavallo tra il secondo e il terzo decennio siano assai scarsi, le ricerche, condotte negli ultimi trenta anni in seguito alla revisione critica avviata da John Pope Hennessy nel 1974 di tutto il corpus di opere attribuite al pittore e ai suoi allievi, hanno condotto alla formulazione di nuove e convincenti proposte. Esse, pur con diverse angolature, si muovono in una stessa direzione interpretativa, verso l’arretramento della datazione di alcune opere, il cui stile tardogotico viene ora più verosimilmente interpretato come espressione degli esordi culturali del pittore e non più come manifestazione di un gusto conservatore e attardato.» (Magnolia Scudieri, Guido di Pietro, detto il Beato Angelico, “Dizionario biografico degli Italiani”, Treccani, vol. 61, 2003, p. 401).

Più recentemente, alla luce di nuovi studi, il problema della produzione artistica giovanile è stato riproposto con convinzione da Angelo Tartuferi.

«Non è possibile però ignorare il fatto che la letteratura critica e le mostre dedicate nell’ultimo quarto di secolo al pittore domenicano abbiano via via spostato all’indietro il suo esordio sul palcoscenico artistico fiorentino e, soprattutto, sancito una marcata retrodatazione dei suoi principali capolavori giovanili. (…) Il contributo più significativo alla retrodatazione sistematica della fase più antica dell’Angelico prende le mosse dalla nuova collocazione cronologica della Pala di San Domenico di Fiesole agli anni 1424-1425 per opera di John Pope Hennessy (1974) e, a seguire, dalla ricostruzione della fase iniziale del pittore proposta da Boskovits (1976). Dopo l’abbrivio dei due illustri studiosi è merito soprattutto degli studi di Laurence Kanter e Carl Strehlke aver sottolineato la precocità dell’avvio del percorso di Guido di Pietro (…).» (Angelo Tartuferi, Masaccio e Beato Angelico, diversi ma sodali per la pittura nuova, in Masaccio e i maestri del Rinascimento a confronto, 2022, p. 64).

Beato Angelico, Pala di San Pietro Martire, Museo di San Marco, Firenze (tavola principale) e The Courtauld Gallery, Londra (predella).

«La retrodatazione delle opere più antiche e il non meno significativo incremento delle proposte di attribuzione conferiscono al problema dell’anno di nascita dell’artista un’importanza indiscutibile. Negli ultimi decenni si è consolidata la tendenza a indicare tale data come “1395 circa”, sebbene non appaia fuori luogo prendere in considerazione la possibilità che Angelico sia nato nel corso della prima metà dell’ultimo decennio del Trecento. Se tale ipotesi cogliesse nel segno, risulterebbe più accettabile la datazione sul 1415 per la Madonna dell’Umiltà dell’Ermitage, che costituisce la più antica opera fino a oggi conosciuta di Guido di Piero» (Angelo Tartuferi, Il maggior pittore fiorentino alla fine del tardogotico, anzi un fondatore del primo Rinascimento, in Beato Angelico 2025, p. 87).

Beato Angelico, Santo vescovo e sant’Agnese, collezione privata, dettaglio

15. Necessità di una “controrivoluzione”

Sono ormai trascorsi più di settant’anni da quando, ai tempi del quinto centenario della morte dell’Angelico (1455-1955), le ricerche di Stefano Orlandi e Werner Cohn misero in dubbio le date tradizionalmente accettate per la nascita e la vestizione religiosa di Beato Angelico, 1387 e 1407; i due studiosi, sulla base di nuovi documenti, ritennero di posticiparle di circa quindici anni: la nascita attorno al 1400-1402, l’ingresso in religione fra il 1418 e il 1423.

Ne nacque una disputa vivacissima, che vide protagonisti, soprattutto, lo stesso Orlandi e il suo confratello domenicano Tito Sante Centi, strenuo difensore della cronologia tradizionale. Negli stessi anni, quasi un tentativo di mediazione, Luciano Berti suggerì di collocare la nascita dell’Angelico attorno al 1395; una proposta oggi accolta dalla maggior parte degli studiosi.

Nei paragrafi precedenti ho cercato di rappresentare la complessità della questione, esponendo schematicamente le principali posizioni.

In conclusione, mi permetto di esprimere un punto di vista personale che, con qualche integrazione e non senza esitazioni, diverge dalla narrazione corrente e suggerisce un ritorno alla cronologia tradizionale, in quanto più logica e meglio fondata.

Mi pare che, di fronte a un evidente impasse interpretativo dei principali documenti, letti in maniera opposta da innovatori e tradizionalisti, assumano una speciale rilevanza quegli studi storico-artistici che, specialmente negli ultimi tre decenni, si sono concentrati sulla prima produzione dell’Angelico.

In particolare, sono due gli elementi cardine che, pur con le cautele imposte da un criterio prevalentemente stilistico, offrono oggi una nuova base di ragionamento: la netta retrodatazione di opere cruciali, in primis la Pala di San Domenico (Strehlke: 1419-22; Tartuferi: 1420-23) e la Pala di San Pietro Martire (Strehlke: 1421-23, Tartuferi: 1422-23); il notevole ampliamento del corpus delle opere giovanili, quelle eseguite negli anni Venti e, in misura minore, negli anni Dieci.

Nell’Elenco cronologico delle opere di Beato Angelico (1415 c.-1430 c.), compilato da Angelo Tartuferi per il catalogo della recente mostra fiorentina (Tartuferi 2025, p. 98), nei primi quindici anni di attività si contano ben 38 opere, di cui 7 eseguite tra il 1415 e il 1420 e 31 negli anni Venti. I dipinti più antichi risulterebbero la Madonna dell’umiltà e quattro angeli del Museo dell’Ermitage a San Pietroburgo (1415 c.), la Madonna col Bambino in trono e due angeli oggi a Rotterdam (1415-17 c.), la Tebaide del Museo di San Marco (1415-20 c.).

All’elenco, con un ulteriore arretramento degli esordi, si potrebbero aggiungere quelle opere in cui Laurence Kanter e Carl Brandon Strehlke (ma non Tartuferi) ritengono di vedere la mano di un giovanissimo Angelico, apprendista presso la bottega di Lorenzo Monaco (Kanter 2005, pp. 3-12; Kanter 2006, pp. 59-65; Strehlke 2019, pp. 88-93): la Madonna col Bambino in trono e santi del Museo di San Diego (1411-12 c.), uno scomparto di predella dei Musei Vaticani con Antonio Abate che visita un eremita (1411-14 c.), tre scene nella predella dell’Incoronazione della Vergine di Lorenzo Monaco agli Uffizi (1414).

Si potrebbero, infine, aggiungere alcune opere perdute ma ricordate dalle fonti. Tra queste, la tavola per la cappella Gherardini nella chiesa di S. Stefano al Ponte (1418) e, per il complesso domenicano di Santa Maria Novella, le “storie piccole” del candelabro per il cero pasquale, eseguite entro il 1419, quando muore il committente fra Borghese. Secondo De Marchi (1992), Cole Ahl (2008) e Strehlke (2018), potrebbero risalire al 1419-1420, in occasione del soggiorno di papa Martino V, anche altri lavori per Santa Maria Novella citati da Vasari (eseguiti da “giovane”, Anonimo Magliabechiano): gli affreschi di santi nel tramezzo, le storie per la cappella dell’Incoronazione, una Annunciazione su tela per le ante dell’organo.

Se l’iscrizione alla compagnia del Carmine come dipintore e la commissione per la cappella Gherardini lo mostrano artista indipendente nel 1417-18, mi pare che la cronologia delle opere consenta di delineare il profilo di un artista riconoscibile e autonomo già attorno alla metà degli anni Dieci.

Considerando che, come argomenta Gilbert (1984), i pittori solitamente passavano da apprendisti a maestri verso i vent’anni, il tirocinio artistico dell’Angelico può essere supposto nella prima metà degli anni Dieci, e forse anche prima (solitamente, si entrava in bottega attorno ai 15 anni).

A meno che non si voglia considerare l’Angelico un maestro d’arte bambino, risulta ormai insostenibile la data di nascita “rivoluzionaria” di Orlandi (1400-1402), mentre la correzione di Berti (1395 c.), pur accettabile, non mi pare del tutto sufficiente a spiegare la precoce datazione e la qualità delle prime opere, e neppure a includere tutte le possibili componenti della misteriosa formazione artistica dell’Angelico.

Una strada percorribile è quella di arretrare ulteriormente la data di nascita, come suggerito da Boskovits nel 1976 e ribadito da Tartuferi nel catalogo della mostra del 2025: i due studiosi ipotizzano infatti che l’Angelico sia nato fra il 1390 e il 1395.

A questo punto, giunti così vicino alla data tradizionale, ci si può chiedere se non sia più ragionevole rinunciare a cronologie discrezionali e riconoscere la credibilità del testo vasariano: Beato Angelico, ne sono sempre più persuaso, sarebbe nato nel 1387.

***

Questa “controrivoluzione”, a ben vedere, contribuirebbe a risolvere anche un altro punto critico talvolta trascurato della biografia angelichiana: la cronologia della formazione religiosa.

L’ingresso di Guido di Pietro nell’ordine domenicano, secondo l’esegesi documentale di Orlandi-Cohn, è generalmente collocato fra il 1418 (quando sarebbe ancora laico) e il 1423 (quando viene menzionato come “frate Giovanni”). Dopo la vestizione, si deve supporre un anno di noviziato e almeno quattro anni di studi prima dell’ordinazione sacerdotale: è bene ricordare, infatti, che l’Angelico vestì l’abito dei chierici (habitum clericorum), non quello dei conversi, che gli avrebbe garantito una maggiore libertà.

Se si considera che ai novizi era vietata ogni attività pratica (anche artistica), e che l’impegnativo studentato per il sacerdozio avrà notevolmente limitato la possibilità di dipingere, appare molto improbabile che questa lunga formazione religiosa potesse conciliarsi con l’intensa attività artistica ipotizzata nei primi anni Venti. Si pensi, ad esempio, alle citate pale di San Domenico e di San Pietro Martire, datate oggi fra il 1419 e il 1423, pietre miliari della sua prima produzione e già profondamente “domenicane”: difficile pensare che l’Angelico non fosse già frate.

Peraltro, come sostenuto da Gilbert (1984), sarebbe stato del tutto eccezionale che un maestro di pittura già in attività decidesse di entrare in convento e, aggiungerei, scegliesse il percorso più lungo e impegnativo, quello del sacerdozio. Mi pare, dunque, che abbiano ragione Centi e i “tradizionalisti” quando affermano che una formazione religiosa di questo tipo e una produzione artistica continuativa risultino pressoché incompatibili.

Se si vuole superare il problema, credo che l’unica possibilità sia quella di arretrare l’anno della vestizione. La scelta, in questo caso, è condizionata dall’evidenza dei documenti: Guido di Pietro, che ha preso l’abito nel convento di San Domenico, può averlo fatto o prima del 1409 (quando i frati furono costretti all’esilio di Foligno), o dopo il 1418-1419 (al loro rientro a Fiesole). Se, però, si vuole evitare che formazione religiosa e attività artistica confliggano, la scelta appare obbligata: Guido di Pietro si è fatto frate prima del 1409 e, ovviamente, dopo il 1406, anno di fondazione del convento fiesolano. Si tratta di un’affermazione che, indubbiamente, concorda con la cronologia tradizionale, secondo cui la vestizione sarebbe avvenuta nel 1407 come riportato dalla Chronica del convento di Fiesole (una lettura, abbiamo visto, contestata da Orlandi).

Se così fosse, dovremmo nuovamente supporre, analogamente a quanto si è fatto in base alla cronologia delle opere, ma con maggiore convinzione, che l’Angelico sia nato prima del 1395 (nel 1407 avrebbe avuto 12 anni, ma era vietato entrare in convento prima dei 14-15). Anche in questo caso, la data di nascita vasariana aiuterebbe: nato nel 1387, Guido di Pietro avrebbe preso l’abito nel 1407, quando, dopo l’apprendistato, si stava avviando alla carriera di pittore indipendente. Del resto, una vestizione a vent’anni, già leggermente tardiva per l’epoca, sarebbe molto più probabile di una a ventitré-ventotto anni, che si dovrebbe necessariamente supporre ponendo la nascita nel 1395 e l’ingresso in convento tra il 1418-19 e il 1423, quando sappiamo che era già frate.

***

Questi ragionamenti portano ad anticipare anche il periodo di formazione artistica dell’Angelico, collocandolo presumibilmente fra il 1400-1402 (quando avrebbe avuto 13-15 anni) e il 1407, anno della possibile vestizione. Mi sembra che, rispetto a un tirocinio immaginato nei primi anni Dieci (basato su una data di nascita nel 1395), questa diversa cronologia si accorderebbe meglio con le varie ipotesi formulate dagli studiosi in merito al suo apprendistato e ai suoi maestri d’arte.

L’adolescente Guido, innanzitutto, avrebbe potuto frequentare la bottega di Gherardo Starnina, pittore e miniatore, tornato a Firenze dalla Spagna nel 1402 e impegnato, in quegli anni, ad affrescare la cappella di San Girolamo al Carmine e la facciata del Palagio di Parte Guelfa, oltre che a dipingere polittici, tavole e miniature (morirà nel 1412).

Allo stesso modo, Guido “giovinetto” avrebbe potuto frequentare Lorenzo Monaco, pittore e miniatore camaldolese del monastero di Santa Maria degli Angeli, la cui bottega in San Bartolo al Corso risulta già aperta nel 1401 e impegnata nella produzione di tavole dipinte e decorazioni miniate.

In quegli stessi anni, “Guidolino” avrebbe potuto entrare in contatto con l’officina di un giovane Lorenzo Ghiberti, orafo e pittore, che, dopo il celebre concorso del 1401, lavorava alle prime formelle in bronzo della seconda porta del Battistero, curava lavori di oreficeria ed eseguiva modelli e disegni per scultori, pittori e maestri vetrai del Duomo (il cartone per la vetrata con Assunzione è del 1405).

Nelle botteghe di Starnina e Ghiberti, il giovane Guido avrebbe potuto conoscere il pittore Masolino, più anziano di soli tre anni, la cui arte avrà importanza nell’evoluzione del suo stile.

Inoltre, nei cantieri di quegli anni, in Duomo (Porta della Mandorla, tribuna, facciata) e nella chiesa di Orsanmichele (tabernacoli delle Arti), il futuro Angelico avrebbe potuto vedere all’opera diversi scalpellini e scultori, in particolare Nanni di Banco, di cui forse divenne amico (come riportato da Vasari).

Si potrebbe persino ipotizzare un suo contatto con la bottega del miniatore don Simone Camaldolese nella sua attività più tarda, collocabile attorno ai primi anni del ‘400 (Labriola 2004 e 2018; Morozzi 1999).

***

Accanto alla questione dei maestri d’arte, troviamo quella, altrettanto rilevante, dei maestri spirituali. Se si colloca la nascita dell’Angelico nel 1387 e la vestizione nel 1407, per evidenti ragioni cronologiche non è possibile sostenere che la sua vocazione domenicana sia maturata sotto l’influenza di fra Manfredi da Vercelli (Gilbert), fra Leonardo Dati (De Marchi, Cole Ahl, Strehlke) o fra Antonino Pierozzi (Orlandi e altri). Ritengo, infatti, che la storica diatriba tra Orlandi e Centi — l’Angelico fu discepolo o condiscepolo di sant’Antonino? — possa senz’altro essere risolta in favore della tesi tradizionale: Antonino da Firenze e Guido di Pietro del Mugello, pressoché coetanei (il primo nacque nel 1389), presero l’abito direttamente da fra Giovanni Dominici, promotore dell’osservanza domenicana e fondatore del convento di Fiesole (1406).

Diversi elementi rendono plausibile ipotizzare un rapporto personale fra l’Angelico e il Dominici, a cominciare dal suo nome da religioso “fra Giovanni”, scelto quando era consuetudine mantenere il nome secolare. Se si crede a quanto scrive fra Giovanni Caroli alla fine del ‘400, l’Angelico figurava tra i “figli spirituali” del Dominici. Questo spiegherebbe, meglio di ogni altra ipotesi, la scelta per niente scontata di entrare in un piccolo e rigoroso convento dell’osservanza, appena istituito fuori città proprio dal Dominici (quanto più “facile” sarebbe stato far parte dei domenicani di Santa Maria Novella!). La vocazione di Guido, mi pare, ebbe poco a che fare con presunti vantaggi professionali, come pensano alcuni, ma nacque anzitutto da una sincera sintonia con i principi dell’osservanza regolare: centralità della preghiera, ascetismo e stretta povertà, predicazione popolare (anche attraverso l’arte, come incoraggiava lo stesso Dominici, a sua volta miniatore). Per tre volte, due nell’Incoronazione della Vergine per Fiesole (oggi al Louvre) e una nella Madonna delle ombre di San Marco, l’Angelico riporterà il testamento spirituale di San Domenico: Charitatem habete, humilitatem servate, paupertatem voluntariam possidete (“Abbiate la carità. custodite l’umiltà, possedete la povertà volontaria”). Quello con il “conventino” di Fiesole fu un legame profondo: l’Angelico volle sempre farne parte, anche quando, nel 1445, fu deciso di separarlo dal convento di San Marco.

Questi ragionamenti impongono di leggere i documenti pubblicati da Cohn negli anni Cinquanta secondo l’interpretazione di Tito Sante Centi e suo fratello Timoteo: nel 1417, quando si iscrive come pittore alla Compagnia di San Niccolò del Carmine, Guido di Pietro, in realtà, sarebbe già frate da una decina d’anni (“Frate” e “Feciesi frate” non sarebbero aggiunte posteriori, ma parti integranti del testo originario). Quando, nella commissione del 1418 per la cappella Gherardini, viene chiamato solo “Guido di Pietro”, senza l’appellativo di “frate”, si tratterebbe più di un segno di familiarità che di un’attestazione formale anagrafica. In ogni caso, l’adesione alla Compagnia del Carmine costituirebbe un ulteriore indizio del suo rapporto personale con fra Giovanni Dominici, che vi si era iscritto, unico domenicano, nel febbraio del 1408.

***

Risulta più problematico delineare la partecipazione di fra Giovanni all’esilio di Foligno-Cortona (fine 1409-1418). A questo trasferimento furono costretti quei frati fiesolani — non tutti — che, quando al Concilio di Pisa fu eletto papa Alessandro V, decisero di rimanere fedeli a Gregorio XII, sostenuto da fra Giovanni Dominici. Se, concordando con Centi, si accetta che quel “fr. Johannes de Florentia” attestato nel 1410 a Foligno sia proprio l’Angelico (e non fra Giovanni Masi, come sostenuto da Orlandi), resta comunque da spiegare la sua presenza a Firenze già nel 1417, quando si iscrive come pittore alla Compagnia di San Niccolò del Carmine.

L’unica possibilità, mi pare, sia quella di ipotizzare che, dopo gli anni di formazione sacerdotale, dunque verso la metà degli anni Dieci e, verosimilmente, dopo il trasferimento dei frati a Cortona nel 1414 a causa della peste (quando il gruppo fiesolano si era ridotto a poche unità), l’Angelico fosse nuovamente libero di riprendere i contatti con l’ambiente artistico fiorentino e di accettare collaborazioni e commissioni.

Non mi pare così improbabile che, mentre al concilio di Costanza, dal 1414, si stava risolvendo lo scisma (papa Martino V venne infine eletto nel 1417), in attesa del ritorno degli osservanti a Fiesole — promosso dal Dominici e da Leonardo Dati, nuovo maestro generale —, l’Angelico potesse talvolta recarsi a Firenze. Qui avrebbe ritrovato le botteghe, i compagni e i maestri dell’adolescenza: Lorenzo Monaco e Lorenzo Ghiberti, ma non lo Starnina e don Simone, nel frattempo deceduti. Il fatto che il suo nome non sia presente tra i frati trasferiti da Cortona per ripopolare il convento fiesolano — riacquisito nel 1418 e riaperto agli inizi del 1419 (Marchese 1845, pp. 256-257; Orlandi 1960, pp. 29 ss.) — sembra rafforzare l’ipotesi che a quel tempo si trovasse già a Firenze.

Il ritorno a Firenze è scandito da alcune tappe. Il 31 ottobre 1417, “Frate Guido” si iscrive come dipintore alla Compagnia di San Niccolò del Carmine. Il documento ne attesta la residenza nel popolo di San Michele Visdomini, probabilmente presso la casa di famiglia, un possibile indizio che suggerisce una condizione di frate ancora “itinerante”: privo di una precisa appartenenza conventuale, si trovava verosimilmente in attesa di poter rientrare a San Domenico di Fiesole. Nel 1418 riceve la commissione per una tavola destinata alla cappella Gherardini in Santo Stefano al Ponte. Forse tra il 1419 e il 1420 esegue alcuni lavori per la chiesa di Santa Maria Novella; qui ritrova fra Giovanni Masi (che aveva fatto parte della prima comunità fiesolana, optando poi per il complesso fiorentino) e conosce Leonardo Dati, maestro generale dell’Ordine e sostenitore del ritorno degli osservanti a San Domenico di Fiesole. Proprio in previsione della riapertura del convento, forse già nel 1419, l’Angelico avrebbe cominciato a dipingere la pala per l’altare maggiore della chiesa, nota come Pala di Fiesole.

Beato Angelico, Madonna dell’Umiltà e quattro angeli, San Pietroburgo, Museo Statale dell’Ermitage

In conclusione, proporrei con le dovute cautele la seguente cronologia (in corsivo, le opere elencate in Tartuferi 2025, confrontate con Strehlke 2018 e Strehlke 2019):

1387 Nascita di Guido di Pietro

1400-1407 Formazione artistica: Gherardo Starnina, Lorenzo Monaco, Lorenzo Ghiberti, don Simone Camaldolese, Nanni di Banco; conoscenza con Masolino

1407 Riceve l’abito domenicano da Giovanni Dominici nel convento di San Domenico di Fiesole (Chronica quadripartita)

1408 Noviziato (a Fiesole o a Cortona) e professione religiosa; per un anno, sospende l’attività artistica

1409 Segue i frati osservanti nell’esilio; nel 1410 è attestato a Foligno (“Johannes de Florentia”)

1409-1414 A Foligno, studentato e ordinazione sacerdotale; attività artistica presumibilmente molto limitata

1414 A causa della peste, la comunità domenicana si trasferisce da Foligno a Cortona; fra Giovanni riprende progressivamente i contatti con l’ambiente artistico fiorentino

1415 c. Madonna dell’Umiltà, Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo)

1415-1417 Madonna col Bambino, Museo Boijmans Van Beuningen, Rotterdam

1415-20 Tebaide, Museo di San Marco, Firenze

1417, 31 ottobre si iscrive alla Compagnia di San Niccolò del Carmine con il nome di “frate Guido di Piero dipintore”

1418, 28 gennaio e 15 febbraio Riceve pagamenti (“Guido di Pietro pictore”) per una tavola destinata alla cappella Gherardini in Santo Stefano al Ponte

1418-1419 Riappropriazione e ritorno dei frati osservanti nel convento di San Domenico di Fiesole

1418-20 Angelo annunciante e Vergine annunciata, coll. privata

1418-20 Crocifissione, Metropolitan Museum of Art, New York

1418-20 Madonna di Cedri, Museo Nazionale di San Matteo, Pisa

entro il 1419 Dipinge “storie piccole” sul candelabro per il cero pasquale di Santa Maria Novella

1419-20? altre opere per Santa Maria Novella ricordate dalle fonti

1419-23 Pala di Fiesole, Chiesa di San Domenico, Fiesole

1419-24 Adorazione dei Magi, Riggisberg, Abegg-Stiftung

1420 c. San Girolamo penitente, Princeton University Art Museum, Princeton

1421-23 Incoronazione della Vergine, The Cleveland Museum of Art, Cleveland

1421/22-1424/25 Graduale 558, Museo di San Marco, Firenze

1421-23 Pala di San Pietro Martire, Museo di San Marco, Firenze

1421-1423 Madonna col Bambino in trono e dodici angeli, Städel Museum, Francoforte sul Meno

1422-1423 Santa Caterina d’Alessandria e san Giovanni Battista, Santo vescovo e sant’Agnese, coll. privata

1423 c., San Nicola di Bari, San Lorenzo, San Pietro Martire con un devoto, Kunstmuseum, Berna

1423, fine giugno Riceve un pagamento da parte dell’Ospedale di Santa Maria Nuova per una croce dipinta; il documento lo indica come “frate Giovanni de’ frati di San Domenico di Fiesole”.

Da quanto emerso, mi sembrano queste le conclusioni più logiche e meglio fondate. Credo che il ritorno alla cronologia tradizionale, aggiornata secondo gli studi più recenti e arricchita da qualche annotazione personale, contribuisca ad affrontare in modo più adeguato, se non proprio a sciogliere, molti punti critici della biografia artistica dell’Angelico.

Far nascere Guido di Pietro nel 1387, non più dunque coetaneo di Masaccio, ma (con Masolino) il più anziano pittore della nuova generazione, consente di poterlo annoverare, da adolescente, fra gli allievi di Gherardo Starnina, Lorenzo Monaco, Lorenzo Ghiberti, Don Simone Camaldolese, nonché fra i testimoni diretti degli innovativi cantieri di scultura del Duomo e di Orsanmichele. Discepolo di Giovanni Dominici, sarebbe entrato sui vent’anni nell’ordine domenicano, tra gli osservanti del convento di Fiesole, quando, verosimilmente, aveva ormai concluso l’apprendistato artistico e si avviava alla carriera professionale.

Se così fosse, a differenza di quanto si ritiene comunemente, Beato Angelico non sarebbe mai stato un pittore laico, se non da “giovinetto” durante l’apprendistato. Ben presto, infatti, sarebbe diventato un frate-pittore, domenicano dell’Osservanza e, dopo gli anni di formazione religiosa, anche sacerdote. Fu allora, a mio parere, che riprese a dipingere regolarmente: sacerdote-predicatore attraverso l’arte.

Alessandro Santini

Beato Angelico, Tebaide, Firenze, Museo di San Marco

Editing e immagini a cura di Carmelo Argentieri

Questo articolo è frutto esclusivo e originale del lavoro dell’autore e non è stato realizzato con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale generativa.

BIBLIOGRAFIA

Fonti antiche

Alberti, Leandro, De viris illustribus ordinis praedicatorum libri sex in unum congesti, Bononiae, In aedibus Hieronymi Platonis civis bononiensis expensis Io. Baptistae Lapi, 1517 (la vita di B. Ioannes fesulanus è a f. 252v).

Baldinucci, Filippo, Delle notizie de’ professori del disegno da Cimabue in qua, Edizione accresciuta di annotazioni del sig. Domenico Maria Manni, Tomo III, per Gio. Batista Stecchi e Anton Giuseppe Pagani, Firenze 1768 (la vita di B. Fr. Gio. da Fiesole è a pp. 89-101).

Caroli, Giovanni (fra), Vita B. Ioannis Dominici Card., in Acta Sanctorum, Die decima Junii, tomus II, Anversa 1698, pp. 399-418.

Razzi, Serafino (P.), Istoria de gli huomini illustri, così nelle Prelature, come nelle Dottrine, del sacro ordine de gli Predicatori, Per il Busdrago, In Lucca, 1596 (la vita di F. Giovanni Angelico da Fiesole è a pp. 353-356).

Vasari, Giorgio, Vita di Fra’ Giovanni da Fiesole, in Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori et architettori, ed. Torrentiniana, 1550; ed. Giuntina, 1568 (consultate su https://vasari.sns.it).

Anni 1800-1954

Bazin, Germain, Fra Angelico, Hypérion, Londres-Paris-New York 1949

Ciraolo, Clara – Arbib, Bianca Maria, Il Beato Angelico. La sua vita e le sue opere, Istituto italiano di arti grafiche, Bergamo 1925.

Cavalcaselle, Giovanni Battista – Crowe, Joseph Archer, Storia della pittura in Italia dal secolo II al secolo XVI, Vol. II, L’arte dopo la morte di Giotto, Sansoni – Le Monnier, Firenze 1897 (la vita di Frate Giovanni da Fiesole detto l’Angelico è a pp. 353-422).

D’Ancona, Paolo, Beato Angelico, Amilcare Pizzi, Milano 1953.

Douglas, Robert Langton, Fra Angelico, George Bell and Sons, London 1900.

Marchese, Vincenzo (P.), Memorie dei più insigni pittori, scultori e architetti domenicani, Vol. I, Presso Alcide Parenti, Firenze 1845 (I ed., la vita di Fra Giovanni Angelico è a pp. 211-439).

Morçay, Raoul, Saint Antonin, fondateur du couvent de Saint-Marc, archevêque de Florence, 1389-1459, Maison A. Mame et Fils, Tours 1914 et Libraririe Gabalda, Paris 1914.

Messini, Angelo, In traccia del Beato Angelico a Foligno, “Rivista d’Arte”, XXIV, 1-2, gennaio-giugno 1942, pp. 70-73.

Muratoff, Paolo, Frate Angelico, Valori Plastici, Roma 1929.

Pope-Hennessy, John, Fra Angelico, Phaidon Press, London 1952.

Schneider, Édouard, Fra Angelico da Fiesole (1387-1455), Albin Michel, Paris 1924.

Schottmüller, Frida, Fra Angelico da Fiesole, Deutsche Verlags-Anstalt, Stuttgart und Leipzig, 1911.

Supino, Igino Benvenuto, Beato Angelico, traduit de l’Italien par M. J. de Crozals, Alinari, Florence 1898; ed. in italiano: Alinari, Firenze 1901.

Anni 1955-1999

Alce, Venturino o. p., Angelicus pictor. Vita, opere e teologia del Beato Angelico, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1993.

Argan, Giulio Carlo, Fra Angelico, Skira, Genève 1955; ed. italiana: Fabbri-Skira, Ginevra-Milano 1965.

Baldini, Umberto, L’opera completa dell’Angelico, coll. Classici dell’Arte, 38, Rizzoli, Milano 1970.

Bellosi, Luciano, Angelico, in Dizionario della pittura e dei pittori, Einaudi, Torino 1989.

Berti, Luciano, Miniature dell’Angelico (e altro), II, estratto da “Acropoli”, Anno III, 1963, Fascicolo I, pp. 1-38.

Berti, Luciano, Angelico, coll. I diamanti dell’Arte, 26, Sansoni, Firenze 1967.

Bonsanti, Giorgio, Beato Angelico. Catalogo completo, Octavo, Firenze 1998.

Boskovits, Miklós, Appunti sull’Angelico, “Paragone”, XXVII, n. 313, marzo 1976, pp. 30-54.

Boskovits, Miklós, Un’Adorazione dei Magi e gli inizi dell’Angelico, Monographien der Abegg-Stiftung Bern, 11, Berna, 1976, ripubblicato con aggiornamenti in Immagini da Meditare. Ricerche su dipinti di tema religioso nei secoli XII-XV, Vita e Pensiero, Milano, 1994, pp. 309-368 (edizione seguita nell’articolo).

Calzolai, Carlo Celso, S. Antonino fu condiscepolo del B. Angelico? La data di nascita del Beato Angelico, “S. Antonino nel V centenario della morte (1459-1959)”, n. 9, Firenze, febbraio 1959, pp. 5-8.

Centi, Timoteo M. o. p., Sulla nuova cronologia dell’Angelico, “Bollettino dell’Istituto Storico Artistico Orvietano”, n. XIX-XX, 1963-64, pp. 91-100.

Centi, Timoteo M. o.p., Giovanni da Fiesole, in Bibliotheca Sanctorum, VI, Roma, 1965, coll. 797-801.

Centi, Tito Sante o.p., Questioni di cronologia sull’Angelico, “L’Osservatore Romano”, 4 luglio 1958, n. 153.

Centi, Tito Sante o.p., Per la cronologia dell’Angelico, “L’Osservatore Romano”, 18 novembre 1959, n. 268.

Centi, Tito Sante o.p., Il Beato Angelico fu discepolo o condiscepolo di S. Antonino?, “S. Antonino nel V centenario della morte (1459-1959)”, n. 13, Firenze, giugno 1959, pp. 14-15.

Centi, Tito Sante o.p., S. Antonino a Foligno, “S. Antonino nel V centenario della morte (1459-1959)”, n.14, luglio 1959, pp. 7-9.

Centi, Tito Sante o.p., Incongruenze cronologiche nella recente monografia del P. Orlandi O.P. sul Beato Angelico 1387-1455, “Rivista di Ascetica e Mistica”, 1964, VI, pp. 549-560.

Centi, Tito Sante o.p., Repliche del P. Centi al P. Orlandi, in Stefano Orlandi o.p., Per la cronologia del Beato Angelico. Risposta al P. Centi, “Rivista di Ascetica e Mistica”, marzo-aprile 1965, II, pp. 171-182.

Centi, Tito Sante o.p., Il Beato Giovanni pittore Angelico: biografia critica, Cantagalli, Siena 1984; II ed.: Il Beato Angelico. Fra Giovanni da Fiesole. Biografia critica, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 2003 (edizione seguita nell’articolo).

Cohn, Werner, Il Beato Angelico e Battista di Biagio Sanguigni, “Rivista d’Arte”, XXX, serie III, V, 1955, pp. 207-216.

Cohn, Werner, Nuovi Documenti per il B. Angelico 1418, 1423, “Memorie Domenicane”, LXXIII (1956), 4, pp. 218-220.

Colosio, Innocenzo, Premessa, in Stefano Orlandi o.p., Per la cronologia del Beato Angelico. Risposta al P. Centi, “Rivista di Ascetica e Mistica”, marzo-aprile 1965, II, pp. 171-182, con, nelle note, le Repliche del P. Centi al P. Orlandi, pp. 171-172.

De Marchi, Andrea, Una fonte senese per Ghiberti e per il giovane Angelico, “Artista”, 4, 1992, pp. 130-151.

Galli, Aldo, L’assestamento dell’attività dell’Angelico: 25 anni di studi, in Un nuovo dipinto dell’Angelico, Antichi Maestri Pittori, Torino 1998, pp. 24-36 nota 22.

Gilbert, Creighton, The conversion of Fra Angelico, in Scritti di storia dell’arte in onore di Roberto Salvini, Firenze, 1984, pp. 281-287.

Giovanni Paolo II (papa), Lettera apostolica (motu proprio) Qui res Christi gerit (Litterae apostolicae motu proprio datae “Qui res Christi gerit” quibus toti Ordini fratrum praedicatorum cultus liturgicus fratris Ioannis Faesulani, cum titulo «Beati», conceditur), Roma, 3 ottobre 1982.

Hood, William, Fra Angelico at San Marco, BCA, Amilcare Pizzi, Milano 1993.

Marino, Eugenio o.p., Il Beato Angelico. Saggio sul rapporto persona-opere visive ed opere visive-persona, Provincia romana dei Frati Predicatori, Pistoia 2001.

Morozzi, Luisa, Simone Camaldolese, in Enciclopedia dell’arte medievale, Treccani, vol. X, 1999, pp. 679-681.

Orlandi, Stefano o.p., Il Beato Angelico: note cronologiche, “Rivista d’Arte”, XXIX, serie III, IV, 1955, pp. 161-197 (anche “Memorie Domenicane”, 72, XXXI, 1955, 1, pp. 3-37).

Orlandi, Stefano o.p., I maestri del Beato Angelico, “Memorie Domenicane”, 73, XXXII, 1956, pp. 3-16.

Orlandi, Stefano o.p., Quando è nato il Beato Angelico?, “Memorie Domenicane”, 73, XXXII, 1956, pp. 52-54.

Orlandi, Stefano o.p., Il Beato Angelico fu discepolo di S. Antonino, “S. Antonino nel V centenario della morte (1459-1959)”, n. 15, Firenze, agosto-settembre 1959, pp. 5-10.

Orlandi, Stefano o.p., S. Antonino, II, Studi bibliografici, I – Il convento di S. Domenico di Fiesole. II – Gli ultimi otto anni di episcopato, estratto da “Memorie Domenicane” (Fasc. III-IV 1960), Il Rosario, Firenze 1960.

Orlandi, Stefano o.p., Beato Angelico. Monografia storica della vita e delle opere con un’appendice di nuovi documenti inediti, premessa di Mario Salmi, Olschki, Firenze, 1964.

Orlandi, Stefano o.p., Per la cronologia del Beato Angelico. Risposta al P. Centi, “Memorie Domenicane”, gennaio-marzo 1965, I, pp. 43-51 (anche “Rivista di Ascetica e Mistica”, marzo-aprile 1965, II, pp. 171-182, con, nelle note, le Repliche del P. Centi al P. Orlandi e una Premessa del Direttore della rivista, P. Innocenzo Colosio).

Pope-Hennessy, John, Fra Angelico, Phaidon, London 1974.

Positio (Ordinis praedicatorum concessionis Missae et Officii in honorem servi dei Ioannis de Faesulis o.p. qui vulgo dicitur «Beatus Angelicus» († 1455) Positio ex officio compilata), a cura del Relatore Generale Aimé-Pierre Frutaz (Informatio), Sacra Rituum Congregatio (Sectio historica n. 103), Typis Polyglottis Vaticanis, MDCCCCLX (1960).

Procacci, Ugo, Il Beato Angelico, Amilcare Pizzi, Milano 1956.

Salmi, Mario, Premessa, in Mostra delle opere del Beato Angelico. Nel quinto centenario della morte (1455-1955), catalogo della mostra, Vaticano (aprile-maggio 1955) – Firenze (maggio-settembre 1955), Giuntina, Firenze 1955, pp. V-XVI (cat. Vaticano); pp. XIII-XXIV (cat. Firenze).

Salmi, Mario, Il Beato Angelico, Valori Plastici, Spoleto 1958.

Salmi, Mario, Premessa, in Stefano Orlandi o.p., Beato Angelico. Monografia storica della vita e delle opere con un’appendice di nuovi documenti inediti, premessa di Mario Salmi, Olschki, Firenze, 1964, pp. V-VI.

Spike, John T., Angelico, Fabbri, Milano 1996.

Strehlke, Carl Brandon, Angelico, Jaca Book, Milano, 1998

Taurisano, Innocenzo o.p., Beato Angelico, Palombi Editori, Roma 1955.

Urbani, Giovanni, Beato Angelico, Mondadori, Milano 1957.

Urbani, Giovanni, Angelico, in Enciclopedia Universale dell’Arte, I, Istituto per la Collaborazione Culturale, Venezia-Roma 1958, pp. 400-408.

Venchi, Innocenzo o.p., Cronologia del Beato Angelico, in Beato Angelico. Miscellanea di studi, Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra in Italia, Roma 1984, pp. 3-28.

Anni 2000-2026

Argentieri, Carmelo, Masolino e la lunga giovinezza di Beato Angelico agli albori del Rinascimento, “Blog del Museo di San Marco e Cenacoli”, 4 giugno 2024, https://museodisanmarco.blog/2024/06/04/masolino-e-la-lunga-giovinezza-di-beato-angelico-agli-albori-del-rinascimento/

Berti, Elisabetta – Mozzo, Marco, San Marco. Beato Angelico e gli altri capolavori, Electa, Milano 2026.

Cole Ahl, Diane, Beato Angelico, ed. Italiana, Phaidon Press Limited, London – New York 2008.

De Marchi, Andrea, L’arte del Quattrocento in Italia. I. 1400-1450, Einaudi, Torino 2025.

de Simone, Gerardo, Velut Alter Iottus. Il Beato Angelico e i Suoi “Profeti Trecenteschi”, “1492. Rivista Della Fondazione Piero Della Francesca”, 3, 2009 [2010], pp. 41-66.

Labriola, Ada, Simone Camaldolese, don, in Dizionario biografico dei miniatori italiani. Secoli IX-XVI, a cura di Milva Bollati, Mondadori, Milano 2004, pp. 940-942.

Labriola, Ada, Simone Camaldolese, in Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani, Vol. 92, 2018, https://www.treccani.it/enciclopedia/simone-camaldolese_(Dizionario-Biografico)/

Labriola, Ada, Beato Angelico “eccellente pittore e miniatore”, “Blog del Museo di San Marco e Cenacoli”, 16 marzo 2024, https://museodisanmarco.blog/2024/03/16/beato-angelico-eccellente-pittore-e-miniatore/

Kanter, Laurence, Fra Angelico: The Early Works (about 1410-21), in Fra Angelico, a cura di Laurence Kanter e Pia Palladino, The Metropolitan Museum of Art, New York 2005, pp. 2-25.

Kanter, Laurence, Lorenzo Monaco e (?) il Beato Angelico, in Lorenzo Monaco. Dalla tradizione giottesca al Rinascimento, a cura di Angelo Tartuferi e Daniela Parenti, catalogo della mostra, Firenze, Galleria dell’Accademia, 9 maggio – 24 settembre 2006, Giunti, Firenze 2006, pp. 59-65.

Verdon, Timothy, Beato Angelico, 24 ORE cultura, Milano 2015.

Scudieri, Magnolia, Guido di Pietro, detto il Beato Angelico, in Dizionario biografico degli Italiani, Treccani, vol. 61, 2003.

Strehlke, Carl Brandon, Fra Angelico and Santa Maria Novella, in Fra Angelico: Heaven on Earth, a cura di Nathaniel Silver, catalogo della mostra, Boston, Isabella Stewart Gardner Museum, 22 febbraio – 20 maggio 2018, Paul Holberton, London 2018, pp. 56-73.

Strehlke, Carl Brandon, Fra Angelico and the rise of the Florentine Renaissance, catalogo della mostra, Madrid, Museo Nacional del Prado, 28 maggio – 15 settembre 2019, Thames & Hudson, London 2019 (in particolare: Florence through Fra Angelico’s Eyes, 1400-1439 pp. 14-43)

Strehlke, Carl Brandon, Introduzione, in Beato Angelico, a cura di Carl Brandon Strehlke con Stefano Casciu e Angelo Tartuferi, catalogo della mostra, Firenze, Palazzo Strozzi e Museo di San Marco, 26 settembre 2025 – 25 gennaio 2026, Marsilio Arte, Venezia 2025, p. 19.

Suppa, Francesco, La ‘misura’ dell’Angelico. Note su “gli esordi” del pittore al Museo di San Marco, “Blog del Museo di San Marco e Cenacoli”, 1 novembre 2025, https://museodisanmarco.blog/2025/11/01/la-misura-dellangelico-note-su-gli-esordi-del-pittore-al-museo-san-marco/

Tartuferi, Angelo, Masaccio e Beato Angelico, diversi ma sodali per la pittura nuova, in Masaccio e i maestri del Rinascimento a confronto, a cura di Angelo Tartuferi, Lucia Bencistà, Nicoletta Matteuzzi, Polistampa, Firenze 2022, pp. 63-71.

Tartuferi, Angelo, Il maggior pittore fiorentino alla fine del tardogotico, anzi un fondatore del primo Rinascimento, in Beato Angelico, a cura di Carl Brandon Strehlke con Stefano Casciu e Angelo Tartuferi, catalogo della mostra, Firenze, Palazzo Strozzi e Museo di San Marco, 26 settembre 2025 – 25 gennaio 2026, Marsilio Arte, Venezia 2025, pp 85-99 (a p. 98, Elenco cronologico delle opere di Beato Angelico, 1415 circa – 1430 circa).

Tartuferi, Angelo, Gli “esordi” di Beato Angelico al Museo di San Marco. Intervista al curatore Angelo Tartuferi, a cura di Carmelo Argentieri, “Blog del Museo di San Marco e Cenacoli”, 26 ottobre 2025: https://museodisanmarco.blog/2025/10/26/gli-esordi-di-beato-angelico-al-museo-di-san-marco-intervista-al-curatore-angelo-tartuferi/

Lascia un commento