Riapre al pubblico il Chiostro dello Scalzo

Da lunedì 19 settembre sarà di nuovo possibile visitare uno dei più preziosi gioielli architettonici e pittorici del primo Cinquecento fiorentino.

Il Chiostro dello Scalzo, piccolo fiore all’occhiello della Direzione Regionale Musei della Toscana, si trova in via Cavour 69, a pochi passi dal Museo di San Marco. La sua graziosa facciata graffita a finta pietra, restaurata da poco, è incastonata all’estremità dell’antico Casino Mediceo di San Marco, nel Palazzo Buontalenti. Sopra il portale di ingresso è visibile la lunetta in terracotta invetriata, attribuita a Giovanni della Robbia, che raffigura San Giovanni Battista in campo azzurro con la pelliccia di cammello e la croce d’oro, affiancato da due confratelli della compagnia con il cilicio in mano e con la tunica nera indossata durante le celebrazioni religiose.

Originariamente il chiostro costituiva l’atrio della cappella della Compagnia dei Disciplinati di San Giovanni Battista, successivamente venduta e trasformata con la soppressione della Compagnia. La Compagnia, fondata nel 1376, era detta “dello Scalzo” perché il portacroce, durante le processioni, soleva procedere a piedi nudi.
L’architettura del chiostro, con le sue eleganti colonne e i capitelli in stile corinzio, fu progettata da Giuliano da Sangallo, mentre le pareti furono interamente affrescate da Andrea del Sarto e dal Franciabigio con le storie di San Giovanni Battista e, ai lati delle porte di accesso, le virtù teologali di Fede, Speranza e Carità, più la virtù cardinale della Giustizia.

Giorgio Vasari così descrive nelle Vite il momento del conferimento dell’incarico ad Andrea del Sarto: «Solevano radunarsi in Fiorenza in capo della via Larga sopra le case del Magnifico Ottaviano de’ Medici, dirimpetto all’orto di San Marco, gli uomini della Compagnia che si dice dello Scalzo, intitolata in San Giovanni Battista; la quale era stata murata in que’ giorni da molti artefici fiorentini, i quali fra l’altre cose vi avevano fatto di muraglia un cortile di prima giunta che posava sopra alcune colonne non molto grandi; onde, vedendo alcuni di loro che Andrea veniva in grado d’ottimo pittore, deliberarono, essendo più ricchi d’animo che di danari, che egli facesse intorno a detto chiostro in dodici quadri di chiaro scuro, cioè di terretta in fresco, dodici storie della vita di San Giovanbatista».

Il ciclo di affreschi fu infatti eseguito con la tecnica del monocromo, un chiaroscuro senza colori che richiama certi effetti delle stampe nordiche, forse perché meno costosa per i committenti, e rappresenta gli episodi salienti della vita del santo patrono di Firenze, dalla nascita alla predicazione nel deserto, dal battesimo di Gesù fino alla celebre danza di Salomè e alla decapitazione. Lo stesso Andrea del Sarto, che si dedicò all’opera per buona parte della sua vita, dal 1509 al 1526, era membro della confraternita: per questo la sua adesione al progetto iconografico è così coerente con la spiritualità sobria e penitenziale della Compagnia dello Scalzo. L’ampio arco di tempo tra un affresco e l’altro, fanno del ciclo dello Scalzo una sorta di catalogo esemplare dell’arte di Andrea del Sarto, attraverso cui è possibile ricostruire l’evoluzione stilistica del pittore che Vasari definì “senza errori”. Un modello di equilibrio formale che riassume alla perfezione le innovazioni dei grandi maestri del Cinquecento, da Leonardo a Fra Bartolomeo, da Raffaello e Michelangelo, facendo da apripista alle sperimentazioni manieristiche di Rosso Fiorentino e Pontormo.

Andrea del Sarto, però, non fu l’unico esecutore degli affreschi: nel 1518-1519, durante il suo soggiorno in Francia, fu sostituito da Francesco di Cristofano detto il Franciabigio, che affrescò la Benedizione di san Giovanni Battista che parte per il deserto e l’Incontro di Cristo con san Giovanni Battista.

L’ingresso al Chiostro è sempre gratuito. L’orario di apertura al pubblico è dalle 8.15 alle 13.50, da martedì a sabato, il primo e il terzo lunedì del mese, la seconda e la quarta domenica del mese.

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