Le bandiere di Dante a San Marco, una storia da riscoprire alle origini del museo

Nel primo decennio di vita del “Regio Museo fiorentino di San Marco”, dal 1869 al 1879, al visitatore che ne facesse richiesta “a qualunque degli Inservienti”, come recita la prima guida del museo, veniva aperta al primo piano la “Sala delle bandiere e stendardi”, o “Sala di Dante”, dedicata ai memorabili festeggiamenti del 14 maggio 1865, quando a Firenze, nuova capitale del Regno, alla presenza del Re Vittorio Emanuele II fu inaugurato in piazza Santa Croce il monumento a Dante Alighieri, poeta dell’unità nazionale, nel sesto centenario della sua nascita.

Da terrazza a galleria

Quando nacque il Museo di San Marco, un salone luminoso, a mo’ di galleria, correva parallelo al lato ovest della Biblioteca di Michelozzo, quasi per tutta la sua lunghezza, con le finestre in doppia fila sul chiostro grande di San Domenico.

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Nei primi secoli del convento, questo spazio era stato una grande terrazza scoperta, parte di un circuito di camminamenti sopraelevati che consentivano, sviluppandosi attorno ai chiostri, un collegamento diretto fra i vari ambienti del primo piano. Questi passaggi, terrazze e corridoi, si trovavano ad una quota di alcuni metri più bassa del piano dei dormitori, ma il dislivello era facilmente superato da una serie di scale, per lo più in legno.

In origine la terrazza scoperta di fianco alla biblioteca comunicava sia con gli ambienti attorno al Chiostro grande, sia, attraverso uno stretto passaggio sotto la stessa biblioteca, con le terrazze del Chiostrino detto poi della Spesa. Da qui, tramite una carrucola, tuttora visibile, era possibile attingere l’acqua dal pozzo del piano terra, per distribuirla al primo piano. Oppure, proseguendo verso est, si potevano raggiungere l’altana, probabilmente adibita a stenditoio dei panni, o il vasto ambiente dei “necessari”, le latrine comuni ad uso del dormitorio.

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Il chiostrino detto “della Spesa” con le antiche terrazze

Anche la doppia cella che si era fatto riservare Cosimo il Vecchio de’ Medici, oggi priva di finestre (il lucernario è moderno), comunicava allora, come le altre celle sul lato nord del primo corridoio, con la terrazza scoperta che correva attorno al Chiostro grande. Nel corso del Settecento questo camminamento, già trasformato in loggia per una sua parte, venne definitivamente coperto e murato per creare nuovi ambienti, oggi utilizzati come magazzino, che provocarono l’accecamento delle finestre di una fila di celle, fra cui quelle di Cosimo.

Nello stesso periodo, alla metà del Settecento, fu chiusa e finestrata anche la terrazza scoperta parallela alla biblioteca. Ne nacque una galleria ampia e luminosa, che alterò, tuttavia, l’illuminazione della navata sinistra della biblioteca, le cui monofore, prima all’aperto, si affacciavano ora sull’interno della stessa galleria.

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Chiostro grande di San Domenico. A sinistra la galleria parallela alla Biblioteca, a destra l’abside e il campanile della chiesa di San Marco con tracce di un loggiato tamponato. In origine, su entrambi i lati correvano terrazze scoperte.

Nel 1868, in previsione dell’apertura del Museo di San Marco, che sarebbe avvenuta il 15 ottobre dell’anno seguente, furono eseguiti, a cura dell’architetto Francesco Mazzei e del pittore Gaetano Bianchi, lavori di restauro degli affreschi e di ristrutturazione degli spazi conventuali. Gli interventi riguardarono anche la galleria di fianco alla biblioteca, che nelle intenzioni avrebbe ospitato una collezione di arazzi. Un progetto che rimarrà sulla carta, perché quel vasto ambiente aveva un destino diverso: diventare, per un decennio, la “Sala delle bandiere di Dante”.

I festeggiamenti e le bandiere di Dante

Quattro anni prima si erano concluse le celebrazioni per i seicento anni dalla nascita di Dante Alighieri, culminate il 14 maggio 1865 nell’inaugurazione in piazza Santa Croce del monumento al poeta scolpito da Enrico Pazzi, alla presenza di Vittorio Emanuele II, primo Re d’Italia.

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Inaugurazione del monumento a Dante in una stampa d’epoca (da il Giornale del Centenario di Dante Alighieri,1865)

Era la prima uscita ufficiale del Sovrano, da quando, in febbraio, lasciata Torino si era insediato senza clamori a Palazzo Pitti, in una Firenze che ancora non si capacitava di essere diventata la nuova capitale del giovane Regno. Le celebrazioni dantesche divennero l’occasione giusta non solo per onorare il sommo poeta, simbolo dell’unità nazionale finalmente conquistata (mancavano ancora Venezia e soprattutto Roma), ma anche per celebrare ufficialmente l’insediamento del Re e il primato nazionale del capoluogo toscano.

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Inaugurazione del monumento a Dante in una rara foto d’epoca (1865)

Da Santo Spirito fino a Santa Croce un grande corteo di  bandiere, gonfaloni, labari e stendardi, sfilò per le vie del centro addobbate a festa, in rappresentanza di municipi e province, accademie, scuole e università, collegi professionali e società operaie. Per un quarto provenivano dalla Toscana, seguiti per quantità da Marche, Emilia, Umbria e Romagna, e poi Piemonte, Lombardia e Liguria, infine il Sud, Sardegna e Sicilia.

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Inaugurazione del monumento a Dante in una stampa d’epoca a colori (1865)

In un tripudio di addobbi e bandiere, la parata per le vie di Firenze e i festeggiamenti in Santa Croce attorno alla statua di Dante assunsero connotati trionfali: “Il 14 maggio sarà memorabile nella storia degli italiani: e resterà ricordo glorioso della gioia di un giorno che cancella un dolore di secoli. Spettacolo maestoso: che compendiava tutte le nostre storie nell’assemblamento lieto di tante genti fin oggi divise, e vaticinava alla madre patria serenità e sicurezza di futuri destini” (da “La Nazione” del 15 maggio 1865).

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Vincenzo Giacomelli, Inaugurazione del monumento a Dante in Piazza Santa Croce a Firenze, olio su tela, 1865, Palazzo Vecchio

Come riportava la “Guida officiale” dei festeggiamenti, al termine della cerimonia “i signori Rappresentanti che vorranno lasciare le bandiere alla città di Firenze (…) entreranno nel Chiostro di S. Croce, ove sulla Porta della Cappella Pazzi il Gonfaloniere (ovvero il sindaco) di Firenze riceverà il dono, mediante la consegna di un documento che ricordi la solennità”.

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Stendardi di Ravenna e della Società promotrice del monumento nazionale a Dante (BNCF, ms. Cappugi 46, p. 15)
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Bandiera di San Gimignano, Stendardo di Milano, Bandiera di Cesena (BNCF, ms. Cappugi 46, p. 88)

Furono donate circa quattrocento bandiere. Collocate nel villino delle Cascine presso la Palazzina Reale, vi rimasero per quasi quattro anni, fino al 1869, quando il Comune, volendo ristrutturare l’immobile, si mise in cerca di un altro spazio che potesse ospitarle.

A questo punto della vicenda entra in scena Aurelio Gotti, Direttore delle Regie Gallerie fiorentine, che con lettera dell’ aprile 1869, sei mesi prima dell’inaugurazione del Museo di San Marco, chiese al Ministero dell’Istruzione Pubblica di poter accogliere in deposito dal Comune di Firenze, che era d’accordo, le bandiere di Dante “nel Corridore (galleria) che una volta serviva ad uso di terrazza a fianco della Sala della Biblioteca del Museo di S. Marco”.

La scelta era così motivata: “Non sembrava altresì fuor di proposito che si depositassero nel Monumento di S. Marco, nel quale si risvegliano tante ricordanze della Storia antica Fiorentina, anche queste memorie, sebbene moderne, che servirono ad onorare un uomo che fu la gloria di tutta l’Italia.

Il Ministro, pur non comprendendo “quale accordo possa correre fra le bandiere dell’ultimo centenario dantesco col Museo di S. Marco”, acconsentì a patto che tutte le spese di allestimento e custodia fossero a carico del municipio di Firenze e che le bandiere fossero tenute separate dalla collezione permanente del museo. La Giunta comunale, a tal fine, deliberò lo stanziamento di cinquecento lire annue. Nell’occasione fu redatto un inventario e un catalogo a stampa.

Come spesso accade, il deposito temporaneo delle bandiere presso il Museo di San Marco durò più del previsto, fino a quando, attorno al 1880, vennero trasferite in Palazzo Vecchio, dove furono esposte dal 1883 prima nella Sala dei Gigli e poi in quella delle Bandiere, per poi entrare a fare parte del Museo del Risorgimento, subendo, nel corso del Novecento, una serie di trasferimenti e dispersioni, fino al recente ritrovamento di una parte dell’originaria collezione nei depositi della Galleria del Costume a Palazzo Pitti. Una vicenda che nel 2013 è stata oggetto di un convegno in Palazzo Vecchio e di una mostra alla Biblioteca Nazionale di Firenze, entrambi intitolati “Le Bandiere di Dante”.

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Dante e Foscolo a San Marco

Dal 1869, dunque, per dieci anni le “bandiere di Dante” sono state esposte al Museo di San Marco. Ad accrescerne il ruolo come museo-custode delle memorie storiche e civiche nazionali, nel 1871, quando la salma di Ugo Foscolo fu traslata da Londra alla Basilica fiorentina di Santa Croce, agli stendardi danteschi si aggiunse una raccolta di cimeli foscoliani, proveniente dalla tomba inglese di Chiswick, poi trasferita anch’essa in Palazzo Vecchio.

La guida del museo di Ferdinando Rondoni, nelle due edizioni del 1872 e 1876, dedica uno specifico capitoletto alla “Sala delle bandiere e stendardi, depositati in questo R. Museo dal municipio di Firenze”; una sala che “sarà aperta al Visitatore purché ne faccia richiesta a qualunque degli Inservienti”.

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Pianta del primo piano del Museo di San Marco. La sala delle bandiere è segnata con il n. 18, la Biblioteca con il n. 19, il Dormitorio con il n. 15. (da F. Rondoni, 1876)

Come si deduce dalla pianta allegata alla guida, l’ingresso principale era da una porta del primo corridoio del dormitorio, sul lato nord, tra le celle 41 e 42, tramite un piccolo ballatoio e una scala; c’era anche un accesso secondario dalla biblioteca, a metà della navata sinistra, attraverso una doppia rampa di scale più strette. Le due porte di accesso sono ancora presenti, le scale, probabilmente in legno, non ci sono più.

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L’ingresso principale alla sala delle bandiere nel primo corridoio del dormitorio
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Un secondo ingresso alla sala delle bandiere nella Biblioteca monumentale

Come i visitatori dell’epoca, facciamoci guidare dalla guida di Rondoni:

Bandiere e stendardi furono donati dalle rappresentanze delle Provincie italiane, Accademie, Università, Istituti, Società operaie ec. che intervennero alla solenne festa del VI Centenario di Dante Alighieri, celebrata in Firenze nel 14 maggio 1865. Il Catalogo, fatto compilare dal Municipio, tanto per numero di collocazione, che per lettere alfabetiche, è sempre ostensibile sopra la seconda tavola della sala istessa: nella quale è anche, sulla tavola prima, una vetrina qui collocata nel giugno 1871 e contenente tutto quel che fu trovato nella tomba di Ugo Foscolo, in Londra. La nota degli oggetti che contiene è dentro la vetrina medesima”.

Il contenuto della vetrina foscoliana ce lo descrive nientedimeno che Pellegrino Artusi, celebre per avere scritto La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene (1891), meno noto come autore di una Vita di Ugo Foscolo (1878):

Dirò finalmente, per chi bramasse vedere gli oggetti trovati nella tomba di Chiswick, che questi trovansi esposti nella Sala delle bandiere del Museo di San Marco a Firenze e sono: 1) Una lastra di metallo portante il nome di Ugo Foscolo e la data di sua morte; 2) Due monete inglesi di rame che gli chiudevano gli occhi; 3-4) Due vasi di vetro che contengono uno i capelli, l’altro la barba; 5) Un fazzoletto bianco colle iniziali U.F.; 6) Due corone regalate dalle città di Susa e di Trento; 7) Un nastro di raso bianco ricamato in oro inviato dagli studenti Trentini ad Innsbruck; 8) La coltre di velluto che ricopriva il feretro il giorno della cerimonia (di sepoltura in Santa Croce). Vi si osserva inoltre un Tacito aperto, macchiato e interlineato col lapis; probabilmente quello stesso che portò seco nell’esilio.”

Prosegue la guida di Rondoni:

In fondo della sala è il busto al vero in marmo di Dante Alighieri, opera di PASQUALE ROMANELLI, scultore vivente, quivi collocato come protagonista del luogo. Posa su elegante colonnetta di verde di Prato con plinto di rosso maremmano, che ha nel fusto la seguente iscrizione, in lettere messe a oro, dettata dal consigliere Marco Tabarrini: FESTEGGIATO A FIRENZE/ IL VI CENTENARIO/ DEL NATALE DI DANTE/ LE CITTA’ ITALICHE/ OFFRIRONO I LORO VESSILLI/ AL MUNICIPIO/ CHE VOLLE QUI SERBATI/ MEMORIA DI QUEL GIORNO/ PEGNO DI NAZIONALE CONCORDIA

Per quanto riguarda l’allestimento della sala delle bandiere, ce ne possiamo fare un’idea guardando a quello successivo della Sala dei gigli in Palazzo Vecchio, dove venne riutilizzata per quanto possibile la struttura espositiva in legno di San Marco.

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Le bandiere di Dante nella sala dei Gigli in Palazzo vecchio, fotografia 1889 c.a.

Le bandiere e i gonfaloni, disposti su più file alle pareti della sala, con al centro il busto di Dante, richiamavano con efficacia visiva il corteo e i festeggiamenti del 1865 in piazza Santa Croce attorno al monumento dantesco.

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Il catalogo del 1869, che era consultabile dai visitatori, riporta 340 numeri di inventario per un totale di 383 oggetti, di cui 270 bandiere e 113 stendardi. Da un verbale di consegna del 1878, risultavano esposti 342 tra bandiere stendardi.

Nella guida di fine Ottocento per visitatori anglofoni “Cook’s Handbook to Florence” (London, 1874), la sala delle bandiere è chiamata significativamente “Dante Room”, sala di Dante: “vi sono collocati stendardi e bandiere di tutte le località rappresentate ai grandi festeggiamenti del 1865, che commemoravano il sesto centenario della nascita di Dante. Se ne contano fra trecento e quattrocento. Il busto di Dante è di Pasquale Romanelli”.

Tra passato e futuro

Nel 1879 la galleria delle bandiere, l’ex noviziato su via della Dogana e la Sala Greca della Biblioteca vennero affidate in concessione d’uso all’Accademia della Crusca. L’antica istituzione aveva sede a San Marco dal 1865, nelle stanze della Foresteria, e da tempo aveva fatto richiesta di trasferirsi in ambienti più funzionali e salubri. Con il passaggio della galleria alla Crusca, le bandiere di Dante in deposito al museo tornarono nella disponibilità del comune di Firenze che, come già ricordato, le trasferì in Palazzo Vecchio. L’Accademia della Crusca lasciò San Marco alla fine del secolo e, ai primi del Novecento, il Direttore Guido Carocci decise di utilizzare quella che era stata la sala delle bandiere per ospitare un primo nucleo del museo topografico, che poi, ampliato e trasferito nell’ex convento fiorentino delle Oblate, sarebbe diventato il “Museo topografico di Firenze com’era”.

L’ultima notizia storica sulla galleria si ha nei primi anni Cinquanta, quando i frati domenicani proposero al Ministro dell’Istruzione di trasferivi i codici miniati del museo, per riportare la biblioteca alla funzione originaria di sala di studio. Un progetto che non ebbe seguito.

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L’esterno della galleria delle bandiere oggi, visto dal Chiostro grande di San Domenico
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La galleria delle bandiere oggi. Primo vano. In alto a destra le monofore della navata sinistra della Biblioteca di Michelozzo.
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La galleria delle bandiere oggi. Secondo vano. In alto a destra le monofore della navata sinistra della Biblioteca di Michelozzo. Dalle finestre si vede il Chiostro grande di San Domenico.
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La galleria delle bandiere oggi. Terzo vano

Frazionata in tre ampi vani nel corso del Novecento, e da tempo inutilizzata, la vecchia sala delle bandiere di Dante è oggi finalmente inclusa in un progetto di ampliamento e riqualificazione degli spazi del museo.

Alessandro Santini

BIBLIOGRAFIA

Giorgio Vasari il Giovane, Pianta della Chiesa e del Convento de Frati di S. Marco di Firenze, Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi (GDSU 4860A, 4861A)

Guida officiale per le feste del Centenario di Dante Alighieri nei giorni 14, 15 e 16 maggio 1865 in Firenze, coi tipi di M. Cellini e C., Alla Galileiana, Firenze 1865

Raccolta delle bandiere donate da varie Corporazioni e dai comuni italiani al municipio di Firenze. Disegnate e colorate dal sig. Tito Cappugi, ms., sec. XIX (Firenze, BNCF, Cappugi 46)

Catalogo delle bandiere e stemmi depositati nel R. Museo di S. Marco dal Municipio di Firenze e donati dalle rappresentanze delle Provincie italiane, Accademie, Università, Istituti, Società operaie ec. che intervennero alla solenne festa del VI Centenario della nascita del Divino Poeta Dante Alighieri celebrata in Firenze nel maggio 1865, Stabilimento Chiari, Firenze 1869

Ferdinando Rondoni, Guida del R. Museo fiorentino di S. Marco, Tipografia Cenniniana, Firenze 1872 (prima ed.), 1876 (seconda ed.)

Cook’s Handbook to Florence, Thos. Cook and Son, London 1874

Pellegrino Artusi, Vita di Ugo Foscolo, Tipografia di G. Barbera, Firenze 1878

Antonio Benfante, Paola Perretti, I chiostri e il museo di S. Marco, in La Chiesa e il Convento di San Marco a Firenze, I, Giunti, Firenze 1989, pp. 303-366

Isabella Ponsiglione, Il Museo di San Marco a Firenze: origini e sviluppo di un museo cittadino, Tesi di Dottorato in Museologia, Università degli Studi di Pisa, 2005

Alfredo Betocchi, Roberto Breschi, Le bandiere del Museo di San Marco in Firenze, “Vexilla italica”, 2 (74), 2012, pp. 29-38

Alessandro Savorelli, Le bandiere del centenario di Dante ritrovate, “Vexilla italica”, 1 (75), 2013, pp. 10-16

Le Bandiere di Dante. L’inaugurazione del monumento a Dante in Firenze Capitale, Atti del Convegno, Firenze, 15 ottobre 2013, a cura di Laura Cirri, Sergio Casprini e Alessandro Savorelli, Edizioni il Campano, Pisa 2014

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