Le miniature di Beato Angelico e i codici francescani nel nuovo allestimento della Biblioteca di San Marco

Grandi e belle novità nella Biblioteca michelozziana del Museo di San Marco. Sia per ragioni conservative, sia per offrire al pubblico nuovi spunti di interesse, gli oltre cento codici miniati della collezione di San Marco vengono esposti a rotazione nelle vetrine della biblioteca, in piccoli gruppi omogenei. A partire da questi giorni, i visitatori del museo potranno apprezzare un nuovo allestimento.

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Dopo diversi anni di assenza, viene finalmente esposto il celebre Messale di San Domenico (Graduale 558), il codice più importante del museo, con le splendide miniature dipinte da Beato Angelico.

Capolavoro della miniatura italiana del primo Quattrocento, il codice fu realizzato tra il 1424 ed il 1430, probabilmente per il convento di San Domenico a Fiesole, dove Beato Angelico risiedeva, e rappresenta la testimonianza più antica e più importante della sua attività di miniatore. Trasferito in seguito nella proprietà della Granduchessa Maria Antonia, consorte di Leopoldo II di Lorena, passò quindi alla Biblioteca Nazionale di Firenze e da lì a San Marco nel 1869, quando fu istituito il museo.

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Beato Angelico, Gloria di San Domenico, ms. 558, c. 67v

Il codice è aperto alla carta che illustra la Gloria di San Domenico nell’iniziale “I” (In medio ecclesie aperuit os eius). Alla base, sono raffigurati in un affettuoso abbraccio i due fondatori degli ordini mendicanti, San Francesco e San Domenico. La miniatura celebra la festa più importante del codice, dedicata al fondatore San Domenico, che vediamo nel margine superiore dentro una mandorla dorata portato in gloria da otto angeli musicanti. Dalle estremità dell’iniziale “I” fuoriescono tralci che incorniciano alcuni dei santi particolarmente venerati dall’ordine domenicano, tra cui  San Tommaso d’Aquino.

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Angelo Tartuferi, Direttore del Museo di San Marco, e Laura Pellegrini, funzionaria del museo, esaminano la carta 67v con l’iniziale “I” del Graduale 558.

Accanto al Messale miniato da Beato Angelico, vengono eccezionalmente esposti per la prima volta 12 corali francescani. Si tratta di un nucleo che giunse al museo, in più riprese, a seguito delle soppressioni sabaude del 1866. In quell’occasione, il patrimonio librario di San Marco, depauperato nei secoli, fu implementato con l’arrivo di numerosi codici liturgici provenienti da vari conventi di Firenze e dintorni.

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Dei 22 corali di committenza francescana  conservati a San Marco, è stato possibile esporne 12, di cinque diversi conventi che aderirono all’Osservanza. Di produzione fiorentina, coprono quasi un secolo, dal più antico codice, datato 1438, al più recente del 1526, e sono riferibili a  miniatori vicini al convento francescano di San Salvatore al Monte alle Croci, dove tra il XV ed il XVI secolo era attivo un importante scriptorium. Il loro apparato illustrativo permette di ripercorrere uno dei periodi più dibattuti e complessi della miniatura a Firenze.

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Andrea Gori, Architetto responsabile del Museo di San Marco, e Laura Pellegrini, funzionaria del museo, verificano l’allestimento di un codice francescano

L’esposizione dei codici francescani prende le mosse da un recente studio di Ada Labriola, autorevole storica della miniatura, pubblicato da Polistampa nel 2020.

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“Un filo comune attraversa il sobrio corredo illustrativo dei manoscritti – spiega Ada Labriola – il rifiuto di sontuosità e di ostentazione, che i frati Osservanti promossero nella vita dei conventi, trovò un consapevole riflesso nelle scelte iconografiche e figurative che ispirarono i loro corali miniati”.

Per saperne di più, si rimanda al prezioso contributo che la studiosa ha gentilmente condiviso con i lettori del blog del Museo di San Marco: Uno sguardo nella Biblioteca del Museo di San Marco: i corali miniati di origine francescana, tra XV e XVI secolo.

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