“Gentilissima mia signora madre”, le lettere di Savonarola al Museo di San Marco

Domenica 22 maggio 2022, nel Chiostro di San Domenico, Adele Scuderi e Sergio Amato, accompagnati al violoncello da Chiara Remorini, hanno emozionato e commosso il pubblico del Museo di San Marco interpretando Gentilissima mia signora madre. Lettere di Girolamo Savonarola alla madre di Vincenzo Arnone, sacerdote e autore di numerosi testi letterari e teatrali.

La lettura scenica del carteggio intimo di Savonarola, appositamente riscritto per il Museo di San Marco, con l’aggiunta di una struggente risposta immaginaria della madre al figlio nel finale, nasce dall’adattamento del dramma Savonarola, composto da Arnone in occasione del quinto centenario del Supplizio del Frate, e già portato in scena a Firenze al Teatro Reims nel 1998, nella Chiesa di Orsanmichele nel 2015, e nella Sala d’Armi di Palazzo Vecchio nel 2017.

Così lo stesso don Vincenzo Arnone descrive il suo interesse per Girolamo Savonarola, frutto di una frequentazione più che ventennale con il Frate.

L’iniziativa è nata con l’intento di celebrare la memoria di Girolamo Savonarola, condannato e messo al rogo per eresia in Piazza della Signoria il 23 maggio del 1498, in occasione del recente riallestimento della “sezione” museale al Primo Piano a lui dedicata e della prossima uscita del Quaderno N. 4 del Museo di San Marco, in cui si ricostruisce la storia degli allestimenti del Quartiere del Priore e si fa il punto sulla nuova straordinaria acquisizione del ritratto di Savonarola a tutto tondo, e perciò inedito, attribuito a Fra Mattia della Robbia.

Della scelta di mettere in scena le lettere del Priore più controverso della storia di San Marco proprio nei luoghi in cui è vissuto e da cui è partita la sua riforma, ci parla Angelo Tartuferi, Direttore del Museo di San Marco.

San Marco si conferma, ancora una volta, non solo luogo di bellezza e spiritualità, ma anche polo di attrazione culturale, dove le idee e la riflessione critica e autocritica sulla propria storia e i suoi personaggi centrali si incrociano con proposte di valorizzazione aperte e inclusive.

Di valorizzazione, non solo a San Marco ma in molti altri luoghi della cultura della Direzione Regionale Musei della Toscana, ci parla il Direttore regionale Stefano Casciu.

Fare rete, coinvolgere le migliori intelligenze creative che il territorio offre ci sembra il modo più efficace per essere “assolutamente moderni”, come scriveva Arthur Rimbaud in Une Saison en enfer: cioè presenti al proprio tempo, all’altezza del proprio tempo, perfino dentro le sue contraddizioni. In questa direzione va senz’altro il sodalizio che il Museo di San Marco, di concerto con la Direzione Regionale Musei della Toscana, ha stretto con l’Associazione Culturale C.A.U. già a ottobre del 2021, in occasione della quarta edizione dell’Eredità delle donne.

Ad Adele Scuderi, presidente dell’Associazione abbiamo chiesto di raccontarci come lei, Sergio Amato che ne ha curato anche la regia, e la violoncellista Chiara Remorini hanno lavorato alla messa in scena dell’epistolario di Savonarola: «Esser chiamati a dar voce a Gentilissima mia signora madre di don Vincenzo Arnone è stato per noi dell’associazione culturale C.A.U. una preziosissima occasione per confrontarci con un testo che, pur nella sua brevità, offriva una variegata gamma di sentimenti – dall’affetto allo sdegno, dal rammarico all’abbandono – oltre che una molteplicità di piani narrativi – da quello della memoria a quello della confidenza, da quello della denuncia a quello dell’invocazione-. Il nostro lavoro è stato quindi ispirato dalla necessità di rispettare la complessità del testo nelle sue differenti componenti, al fine di restituirne lo spirito vibrante di pathos così come di tenerezza, di speranza così come di amarezza. La collaborazione con la nostra amica musicista, Chiara Remorini, è stata in tal senso più che mai proficua, giacché ci ha aiutato ad entrare nella temperie spirituale che di quei brani di vita vissuta era la sostanza più genuina e profonda».

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