Note su alcuni tabernacoli già depositati a San Marco

Il museo e il territorio, almeno in Italia, sono intimamente connessi in un dialogo continuo, a volte molto sommesso, ma  che a volerlo percepire siamo in grado tutti di intercettare. E allora quasi per caso può capitare di imbattersi in vecchie memorie apparentemente anonime che  invece hanno qualcosa del passato da raccontarci.

Ci sono pezzi di storia che nel tempo vanno e vengono da un luogo all’altro: dalla strada al museo e di nuovo alla strada, in altri contesti che nulla hanno a che vedere con quello originario, oppure da un museo ad un altro museo. Fanno parte di opere scomposte, smembrate, di cui è difficile ricostruire i contesti e le vicende. Salvati dall’oblio e poi di nuovo dimenticati, riappaiono ad un tratto dilavati in un angolo nascosto.

Testimonianze della nostra storia sono davvero ad ogni angolo del nostro territorio, che non a caso è stato definito “Museo a cielo aperto”. Di qui l’importanza di guardare sempre  con occhi attenti, non disdegnando di soffermarsi davanti ad antichi manufatti, apparentemente secondari  rispetto ai grandi capolavori, ma che possono ancora parlare, dialogare con noi e renderci inaspettatamente partecipi di vicende ben più complesse, rispetto alla loro  semplicità o alla banalizzazione a cui talvolta sono stati consegnati.

In questo tempo in cui i nostri movimenti sono stati limitati a causa della drammatica pandemia, qualche  passeggiata senza pretese nel proprio quartiere  ci ha  riservato inaspettate sorprese facendoci scoprire inedite testimonianze di storia e di arte, spingendoci alla fine in una  divertente “caccia al tesoro”.

Un gruppo  di cornici di tabernacoli, provenienti dalle demolizioni fine Ottocento del Vecchio Centro di Firenze furono  salvate, insieme a numerosi altri reperti,  grazie alla premura di Guido Carocci, primo direttore del Museo di San Marco istituito nel 1869, e qui depositate.

In seguito furono ritirate dal Comune,  nei primi anni 50 del Novecento, e ricollocate in maniera arbitraria in varie zone della città a mo’ di arredi urbani e oltretutto senza verbalizzare lo spostamento. Alcuni di questi reperti furono giusto rintracciati alla fine degli anni ’80 e sono quelli che abbiamo incontrato durante le  passeggiate intorno al nostro quartiere.

TABERNACOLO ALL’ANGOLO TRA VIA PIERACCINI E VIA DELLE OBLATE

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1- Foto primavera 2020

All’angolo tra via Pieraccini e via delle Oblate, zona Ospedale di Careggi, si trova questo tabernacolo in pietra serena (fig. 1), purtroppo decisamente malmesso.

A parte il corredo  dozzinale che qualcuno ha  collocato al suo interno, forse con  maldestro  intento risarcitorio vista la sottrazione in un tempo imprecisato del calco con Madonna e Bambino (fig. 2),  la qualità originaria del manufatto appare evidente. Un  bel  coronamento modanato poggia su lesene mensolate, originariamente scolpite a motivi fitomorfici ormai vagamente percepibili.

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2- Foto del 1989 circa

Il tabernacolo è seicentesco e  proveniva dall’angolo tra piazza Santa Maria Maggiore e via del Beccuto, da dove fu rimosso alla fine dell’ Ottocento in occasione dell’ampliamento di  via dei Vecchietti e depositato presso il   Museo di San Marco.

Lo stato e la collocazione originaria sono documentati in alcune foto antecedenti alle demolizioni e in un disegno di Dante Mattani (figg.  3, 4 e 5);  mentre dalla foto risalente  al 1989 circa, quando il tabernacolo fu rintracciato (fig. 2), si può constatare quanto esso si  sia ulteriormente deteriorato negli ultimi anni (figg. 6, 7 e 8): la materia è gravemente consunta e il calco del bassorilievo in stile desideresco è stato asportato, mentre erano già andati dispersi il cherubino al centro del timpano ed il cartiglio sotto la mensola con iscrizione incisa: PALMA FLORENS UNIVERSORUM/ SALUS ET TUTELA/ POTENS.

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3- Foto Baccani. Prima delle demolizioni su via del Beccuto, attualmente via Vecchietti
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4- Commissione Storico Artistica Comunale. Foto prima del distacco
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5- Dante Mattani, Disegno, GDSU, 1907 P
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6- Foto primavera 2020
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7- Foto primavera 2020
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8- Foto primavera 2020

TABERNACOLO TRA VIA LUNGO IL MUGNONE E LARGO ADONE ZOLI

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9- Foto primavera 2020

Un altro tabernacolo prelevato dal Museo di San Marco sempre negli anni 50, precisamente dalla corte del Granaio, si trova attualmente non lontano dalla Chiesa della Madonna della Tosse al Parterre, tra via Lungo il Mugnone e Largo Adone Zoli (fig. 9).

Anch’esso proviene dalle distruzioni perpetrate sul finire dell’Ottocento nel Vecchio Centro di Firenze e si trovava all’ angolo tra piazza Brunelleschi e via del Refe Nero su palazzo Arrigucci, all’incirca davanti e al centro del lato ovest del Ghetto (figg. 11, 12 e 13).

La cornice  ad arco è in pietra serena decorata a modanature, la base poggia su mensole a volute e  sul timpano sono le lettere A ed M intrecciate con sotto l’iscrizione AVE MARIA. E’ databile al XVIII secolo, mentre il  mosaico all’interno della nicchia, che rappresenta la Madonna, è stato realizzato in occasione dell’attuale collocazione.

Originariamente  accoglieva il rilievo in stucco policromo e dorato, raffigurante la Madonna in tenero atteggiamento verso il Bambino, attribuito alla bottega di Donatello e datato 1430/1440. Dal 1925 quest’ultimo è esposto in una sala del Museo Bardini per il quale venne richiesto dal Comune di Firenze   e quindi ritirato da una stanza della Antica Foresteria di San Marco (fig. 10).

Anche questa cornice di tabernacolo non versa purtroppo in buono stato conservativo, soprattutto nel lato esposto verso il Mugnone.

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10- Museo Bardini, già San Marco, già Palazzo Arrigucci. Bottega di Donatello, stucco policromo e dorato raffigurante la Madonna e il Bambino. 1430/1440
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11- Foto Baccani. Piazza dei Brunelleschi e via del Refe Nero con palazzo Arrigucci sulla destra.Prima delle demolizioni
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12- Dante Mattani, disegno acquerellato, GDSU, 1886 P
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13- Rilievo della Commissione Storico Artistica Comunale. Prospetto di palazzo Arrigucci

TABERNACOLO ALL’ANGOLO TRA VIA XX SETTEMBRE E VIA VITTORIO EMANUELE II

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14- Foto primavera 2020

Non lontano dal precedente, all’angolo tra via XX Settembre e via Vittorio Emanuele II, ci imbattiamo in un altro tabernacolo (fig. 14) proveniente da via dei Cardinali , che si trovava nella zona compresa attualmente tra Piazza della Repubblica e via Calzaioli.

Il tabernacolo in pietra serena e marmo è decorato a modanature e volute, coronato da timpano ad arco con bel cherubino al centro; sotto il basamento, tra le due mensole, reca un’iscrizione incisa che ricorda la committenza: “VINCENZO BENSI / E BENEFATTORI 1757”. Si presenta in buono stato di conservazione.

Venne qui trasferito nel 1954 dopo essere stato prelevato dall’ antica Foresteria di San Marco e successivamente, nel 1955, vi fu collocata nella nicchia una statuetta in terracotta rappresentante la Madonna con il Bambino, opera moderna di Franco Cipriani.

Purtroppo, mancano testimonianze fotografiche ed iconografiche dell’originaria collocazione.

TABERNACOLO DEI TERI

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15- Foto primavera 2020
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16- Foto primavera 2020

Sul muro di cinta di Villa Ramberg, all’angolo tra via Vittorio Emanuele II e via del Palazzo Bruciato, si trova una cornice in pietra serena che poggia su cimasa a sua volta sorretta da due mensole modanate, tra le quali è una lapide in marmo con iscrizione incisa: “REGINA/ ADVOCATA NOSTRA/ ORA PRO NOBIS”. (figg. 15 e 16)

Questa faceva parte del tabernacolo della Vergine Maria dei Teri, che si trovava in via degli Zuffanelli (già via dei Teri o della Vergine Maria dei Teri) all’angolo con via dei Pescioni. La famiglia Teri aveva il patronato sul tabernacolo, oltre a numerose case in questo isolato. 

Al momento del distacco si presentava come da foto (figg. 17 e 18). L’immagine sacra era protetta da una tettoia con un lampione e nascosta sotto  uno schermo ligneo seicentesco.

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17- Durante le demolizioni di fine ‘800
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18- Durante le demolizioni di fine ‘800

Il dossale di inginocchiatoio in pietra serena con croce su tre monti in marmo, posteriore rispetto alle altre parti, reca sul fronte lo stemma dei Teri ormai vagamente leggibile; esso si trova ancora al museo di San Marco, nel corridoio dell’Antica Foresteria (fig. 19), mentre in buono stato è lo stemma della stessa famiglia scolpito sull’alto basamento di una colonna proveniente da una delle case dei Teri (fig. 20), anch’essa conservata nello stesso corridoio.

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19- Museo di San Marco, Antica Foresteria, corridoio. Inginocchiatoio del Tabernacolo dei Teri

 

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20- Museo di San Marco, Antica Foresteria, corridoio. Basamento di colonna proveniente da una casa dei Teri

Nella stanza n. 3 del corridoio è conservato anche l’affresco staccato, che si trovava all’interno del tabernacolo e che raffigura una Madonna col Bambino fra San Nicola e San Michele, opera riferibile all’ambito di Taddeo Gaddi per quanto riguarda il fastigio del trono e la testa della Vergine trecenteschi e a Sebastiano Mainardi, artista formatosi presso la bottega di Domenico Ghirlandaio, per l’intervento riconducibile alla fine del Quattrocento (fig. 21).

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21- Museo di San Marco, Antica Foresteria, stanza n. 3, Taddeo Gaddi e Sebastiano Mainardi, affresco staccato dal Tabernacolo dei Teri

TABERNACOLO SUL MURO DEL CONVENTO DELLE OBLATE IN VIA DELL’ORIOLO

 

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22- Foto primavera 2020

Osando un po’ di più, in un altro giro “ai tempi del covid”, ci spingiamo idealmente dentro le mura, fino al centro della città, e in via dell’Oriolo, sul muro del Convento delle Oblate, scopriamo un tabernacolo in pietra serena (fig. 22) con arco a tutto sesto scolpito a punte di diamante, alla maniera del Buontalenti nella facciata della chiesa di Santa Trinita  (fig. 23).

All’interno è un dipinto raffigurante la Madonna con il Bambino, probabilmente in origine non pertinente. Anch’esso, come gli altri, fu prelevato da San Marco nella stessa occasione e qui collocato.

La provenienza originaria è da Piazza degli Strozzi e si trovava proprio davanti al Palazzo dell’illustre famiglia fiorentina all’angolo della piazza con via Ferravecchi, oggi via Strozzi, così come documentano una foto Baccani del 1898 (fig. 24) e un disegno acquerellato di Dante Mattani (fig. 25).

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23- Chiesa di Santa Trinita, facciata

 

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24- Foto Baccani prima delle demolizioni. Piazza Strozzi angolo via dei Ferravecchi (via Strozzi)

 

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25- Dante Mattani, Disegno, GDSU, 1882, P

IL TABERNACOLO DI SANTA MARIA DELLA TROMBA

 

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26- Foto primavera 2020

Il nostro giro “alla scoperta degli altarini” si conclude sull’angolo del Palazzo dell’Arte della Lana, davanti a Orsanmichele, dove fu ricostruito il tabernacolo di Santa Maria della Tromba, l’unico per cui si ebbe un certo riguardo durante lo scempio del vecchio centro (fig. 26). La collocazione originaria non era molto lontana da qui, infatti si trovava sulla piazza del Mercato Vecchio all’angolo con via Calimala, vicino alla colonna dell’Abbondanza. Secondo la tradizione fu realizzato in ricordo di un miracolo avvenuto nel XIII secolo durante una delle tante prediche antipatarine di Pietro da Verona in Mercato Vecchio, quando apparve in cielo un diabolico cavallo nero che il santo domenicano fugò con un gesto, rassicurando la folla. All’inizio si trattava  solamente di  un’immaginetta su tavola della Vergine che presto si rovinò, allora fu commissionata la nuova tavola dipinta, tutt’ora conservata, e  fu deciso di realizzare un tabernacolo più solido con la sua parte muraria di protezione, finché l’architettura divenne un oratorio vero e proprio, sotto il patronato dell’Arte dei Medici e Speziali che ne sostenevano le spese per la cura e pagavano un salario al custode che doveva anche occuparsi di accendere la lanterna all’imbrunire.

Il culto di Santa Maria della Tromba durò fin verso la fine del ‘700, quando l’oratorio fu soppresso per volontà leopoldina. Ben presto, dopo secoli di onorata memoria e venerazione (vi si teneva messa ogni giorno), fu chiuso e trasformato in una salumeria! Sic transit gloria mundi.

La tavola dipinta  era già stata ricoverata nella chiesa di San Tommaso, dove rimase sino allo sventramento della piazza che cancellò anche quell’antichissima  chiesa con l’erezione dell’hotel Savoy.

Durante le demolizioni di fine ‘800 il dipinto venne trasportato nei depositi della Galleria degli Uffizi insieme ai resti lapidei recuperati e nei primi anni del ‘900 il tabernacolo venne ricostruito e rimontato, secondo un progetto di Cesare Spighi, all’angolo tra via di Orsanmiche e via dell’Arte della Lana. Sugli strombi del tabernacolo ricostruito si possono notare, dipinti in stile, gli stemmi delle famiglie fiorentine che finanziarono l’opera di recupero, e tra questi anche quello dei Savoia.

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27- Codice Rustici. L’immagine più antica del Tabernacolo della Tromba (metà 400)

 

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28- Borbottoni, piazza del Mercato Vecchio, oggi piazza della Repubblica. Particolare con il Tabernacolo della Tromba

 

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29- Foto Baccani. Durante le demolizioni

L’affresco della lunetta, sulla quale in antico si trovava una tettoia e che raffigurava “Cristo e la Madonna entro mandorle  ed angeli” (inizi ‘400), è ormai quasi illeggibile e si trova in deposito a Villa Corsini, dove sino al 1990 era custodita  anche la sinopia poi spostata  presso il Palazzo dell’Arte dei Beccai, oggi sede dell’Accademia delle Arti del Disegno (figg. 32 e 33).

All’interno è stata invece ricollocata la tavola attribuita a Jacopo Landini del Casentino (1330-1380) raffigurante la “Madonna in trono col Bambino fra San Giovanni Battista, San Luca (?)  e sei angeli”. La tavola è sormontata da una lunetta con l’”Incoronazione della Vergine”, di altra mano, attribuita  dal Boskovits a Niccolò di Pietro Gerini (1340-1414) (figg. 30 e 31).

L’architrave in pietra serena, probabilmente coeva del coronamento conservato a Villa Corsini,  reca finemente scolpiti girali di acanto e, ai lati, due stemmi perali con le insegne del Popolo e della Repubblica.

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30- Niccolò di Pietro Gerini, lunetta con l’“Incoronazione della Vergine”

 

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31- Jacopo Landini del Casentino, tavola con “Madonna in trono col Bambino fra San Giovanni Battista, San Luca (?) e sei angeli”

 

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32- Pittore fiorentino inizi Quattrocento, affresco staccato. Depositi Villa Corsini

 

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33- Pittore fiorentino inizi Quattrocento, sinopia dell’affresco. Palazzo dell’Arte dei Beccai oggi sede dell’Accademia delle Arti del Disegno

Conclusioni

In un giro limitato, quello che la situazione pandemica ci consentiva, è capitato di imbattersi, quasi per caso, in vestigia che sottratte alla loro collocazione originaria e ricoverate presso il Museo di San Marco, di nuovo ritirate, finirono altrove. Strani destini hanno talvolta le memorie: paiono salve e improvvisamente ci sfuggono di nuovo.

L’occasione è stata propizia per una riflessione su una tipologia artistica non troppo considerata, quella del tabernacolo stradale, che per molti secoli ebbe un importantissimo ruolo a Firenze, conoscendo  via via  una grande diffusione  a partire dal XIII secolo, epoca in cui l’eresia dilagava.  Sia la Repubblica che la Chiesa fiorentina vedevano di buon occhio tutto ciò che poteva essere utile ad incentivare e controllare la devozione dei cittadini.

È il periodo in cui imperversano le veementi predicazioni del domenicano Pietro da Verona  che favorì il proliferare di immagini sacre, soprattutto mariane,  da omaggiare ad ogni angolo di strada a dimostrazione della propria ortodossia. L’inclinazione devozionale s’insediò, con le buone o con le cattive, nello spirito civico e si consolidò nel tempo. Le Arti, le confraternite e le famiglie più in vista divennero i principali committenti di tabernacoli sui quali acquisivano il patronato con obbligo di  mantenerne il decoro e l’obbligo di prendersi cura alla sera dell’accensione  delle lanterne,  che per secoli costituiranno l’unico sistema d’ illuminazione delle strade,  rendendole un po’ meno insicure.

Inoltre, durante le frequenti ed esiziali ondate di pandemie queste edicole saranno utilizzate per celebrare messa all’aperto in modo da diminuire i rischi di contagio e spesso verranno provviste di altare ed ampliate fino a costituire veri e propri oratori riccamente decorati spesso da insigni artisti dell’epoca.

Nei secoli la tradizione  si affermò e i tabernacoli fiorentini sono andati  a costituire nel tempo un vero e proprio museo diffuso all’aperto. Un censimento del secondo dopoguerra  ne contò oltre mille tra Firenze e circondario!

Ma la peculiarità di questa tipologia di opere – e non solo di queste – ha sempre posto grossi problemi di natura conservativa: sia per la fragilità dovuta alla destinazione all’aperto, sia a causa dei frequenti mutamenti urbanistici, tant’è vero che già il Granduca Cosimo I aveva varato leggi di tutela in tal senso.  Se la decontestualizzazione con il ricovero in un museo ne consente la tutela, necessario rispetto alla perdita dell’opera,  d’altra parte è inevitabile che  ne vada sminuito il variegato e originario significato, che solo  nel territorio per il quale fu realizzata si completava: artistico  ed iconografico, ma anche sociale e devozionale.

Altro danno grave deriva dallo smembramento e dall’assemblaggio arbitrario delle varie parti  architettoniche che ne facevano parte, quali cornici, inginocchiatoi, lampade.

In un momento in cui l’accesso ai musei era negato, e anche noi operatori ne eravamo in parte e dolorosamente allontanati, abbiamo inaspettatamente avuto la sensazione piacevole di poter passeggiare comunque in un sempre generoso museo all’aperto, sensazione che vogliamo augurarci foriera di nuovi rapporti e  approcci possibili, anche con le tanto agognate aperture, per un ritrovato e fondamentale dialogo tra museo e territorio e che ciò possa coinvolgere ed appassionare un pubblico sempre più interessato e variegato. 

Laura Pellegrini

 

 Per saperne di più

  1. Bargellini, Cento tabernacoli a Firenze, Banca Toscana, Firenze 1971
  2. Neri Lusanna, L. Faedo, Il Museo Bardini a Firenze, Vol. II, Electa Editrice, Milano1986
  3. Sframeli (a cura di) , Il centro di Firenze restituito, Alberto Bruschi, Firenze1989
  4. Guarnieri, I tabernacoli di Firenze, Bonechi, Firenze, 1989
  5. Venturini, Tre tabernacoli di Sebastiano Mainardi, in Kermes n. 15 settembre/ dicembre 1992
  6. Turchi, G. Burigana (a cura di), Luoghi di devozione popolare, Ufficio diocesano per l’Arte Sacra, Firenze 1997
  7. Sframeli, Firenze 1892-1895 immagini dell’antico centro scomparso, Edizioni Polistampa, Firenze 2007
  8. V.E. Genovese, Madonne all’angolo. Tabernacoli fiorentini tra patrimonio, segnaletica e devozione, in Rivista di storia e letteratura religiosa, Olschki, Firenze 2013

 

Foto disegni rilievi

Giuseppe Baccani, Fototeca Musei Civici Fiorentini

Dante Mattani, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi

Commissione Storico Artistica Comunale

Fabio Borbottoni da E. Barletti (a cura di), Firenze: “Fotografia” di una città tra storia e attualità. La collezione Borbottoni ed altre vedute dalle raccolte d’arte dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Edizioni Polistampa, Firenze 2015

Marco di Bartolomeo Rustici (1393-1457), Libro intitolato dell’andata o viaggio al S. Sepolcro e al  Monte Sinai

Le foto della primavera 2020 sono di L. Pellegrini

Grazie ad Angelo Tartuferi per le due foto con i dipinti del Tabernacolo della tromba dopo il restauro.

2 commenti

  1. Preziosa documentazione.
    Meritoria divulgazione di storia e testimonianze artistico-devozionali ingiustamente obliate.
    Proporrei di investire i Quartieri dell’obbligo di curare mostre e cataloghi ad hoc, per far conoscere questo patrimonio e le sue vicende, alla cittadinanza, alle scuole.
    ….con annuali riscontri sulle condizioni di quanto esposto sulle pubbliche vie.

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    1. Grazie Rossella, sì sarebbe auspicabile una collaborazione con gli enti territoriali. Vedremo cosa si può fare.

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