AGOSTINO D’IPPONA
SERMO 130 (Discorso 130)
DE VERBIS EVANGELII IOANNIS (5, 5-14), UBI NARRATUR MIRACULUM DE QUINQUE PANIBUS ET DUOBUS PISCIBUS (sulle parole del Vangelo di Giovanni 5, 5-14, dove si racconta il miracolo dei cinque pani e dei due pesci).
Ipse est panis, qui de caelo descendit (Cf. Io 6, 41); sed panis qui reficit, et non deficit; panis qui sumi potest, consumi non potest. Ipsum panem etiam manna significabat. Unde dictum est: “Panem caeli dedit illis, panem Angelorum manducavit homo” (Ps 77, 24-25). Quis est panis caeli, nisi Christus? Sed ut panem Angelorum manducaret homo, Dominus Angelorum factus est homo. Si enim hoc non factus esset, carnem ipsius non haberemus; si carnem ipsius non haberemus, panem altaris non manducaremus.
Egli (Cristo) è il pane che è disceso dal cielo, ma un pane che nutre e non si esaurisce, un pane che si può mangiare e non si consuma. Anche la manna significava questo stesso pane. Perciò fu detto: Ha dato loro il pane del cielo, l’uomo ha mangiato il pane degli angeli (Salmo 77,24-25). Chi è il pane del cielo, se non Cristo? Ma perché l’uomo potesse mangiare il pane degli angeli, il Signore degli angeli si è fatto uomo. Se, infatti, non si fosse fatto uomo, non avremmo il suo corpo; se non avessimo proprio il suo corpo, non potremmo mangiare il pane dell’altare.
SERMO 132/A (Discorso 132/A)
EX EVANGELIO SECUNDUM IOANNEM. DE EUCHARISTIA (Dal Vangelo secondo Giovanni. Sull’Eucaristia)
Invitavit Dominus servos, et praeparavit eis cibum se ipsum. (…) Quando manducatur, reficit, sed non deficit. Non ergo timeamus, fratres, manducare istum panem, ne forte finiamus illum, et postea quod manducemus non inveniamus. (…) In sacramento (…) unusquisque accipit partem suam (…) per partes manducatur, et manet integer totus; per partes manducatur in sacramento, et manet integer totus in caelo, manet integer totus in corde tuo. (…) Veniebat in carnem, ut eum homines manducarent; et manebat integer apud Patrem, ut angelos pasceret. Quod enim sciatis, fratres (…) quando Christus factus est homo, “panem angelorum manducavit homo” (Sal 77, 25). Unde, quomodo, qua via, quibus meritis, qua dignitate panem angelorum manducaret homo, nisi creator angelorum fieret homo? Securi ergo manducemus: non finitur quod manducamus; et manducemus, ne nos finiamur.
Il Signore ha invitato i suoi servi e per loro ha preparato se stesso da mangiare. (…) Quando viene mangiato nutre, ma non si esaurisce. Perciò non temiamo, fratelli, di mangiare questo pane per paura di finirlo e di non trovarlo più dopo averlo mangiato. (…) Nel sacramento (…) ognuno riceve la sua parte (…), (il corpo di Cristo) viene mangiato diviso in parti e rimane tutto intero; nel sacramento viene mangiato diviso in parti e rimane tutto intero in Cielo, rimane tutto intero nel tuo cuore. (…) Infatti (Cristo) si è incarnato perché gli uomini potessero mangiarlo, ma rimaneva tutto intero presso il Padre per nutrire gli angeli. Perciò sappiate, fratelli, (…) che, quando Cristo si è fatto uomo, l’uomo ha mangiato il pane degli angeli (Salmo 77,25). Per quale motivo, in quale modo, per quale via, per quali meriti, per quale dignità l’uomo avrebbe potuto mangiare il pane degli angeli, se non si fosse fatto uomo il creatore degli angeli? Perciò mangiamo sicuri: ciò che mangiamo non ha fine; dunque, mangiamo per non avere fine anche noi.
I testi sono ripresi da S. Aurelii Augustini Opera omnia consultabile su www.augustinus. Traduzione dello scrivente.

