L’Eredità delle Donne 2021 a San Marco: Beato Angelico visto da Elsa Morante

Il Museo di San Marco partecipa all’Eredità delle Donne OFF con una lettura scenica de Il beato propagandista del Paradiso, un saggio che Elsa Morante scrisse nel 1970 a prefazione del volume Tutta l’opera del Beato Angelico per i classici dell’arte Rizzoli, a cura di Umberto Baldini. Il testo, uno dei pochi saggi dell’autrice, un piccolo capolavoro di affabulazione e perspicuità critica, è tra le espressioni più alte della letteratura dedicata al nostro frate pittore.

L’Eredità delle Donne, ormai alla sua quarta edizione, è un progetto di Elastica insieme a Fondazione CR Firenze, con la direzione artistica di Serena Dandini e la partnership di Gucci. Il festival, sin dai suoi esordi, è pensato per restituire visibilità al ruolo avuto nei secoli dalle donne nel progresso dell’umanità, e si avvale della co-promozione del Comune di Firenze, il contributo di Poste Italiane e la collaborazione di Manifattura Tabacchi. Da quest’anno, inoltre, L’Eredità delle Donne ha anche il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Per la prima volta le parole di Elsa Morante risuoneranno all’interno del Chiostro di San Domenico, eccezionalmente aperto per l’occasione. A dare corpo alla scrittura avvolgente e musicale dell’autrice, la voce dell’attrice Adele Scuderi, accompagnata al violoncello da Chiara Remorini, con la regia di Sergio Amato. Il reading è a cura dell’associazione culturale C.A.U. e si replicherà tre volte, una volta al giorno: venerdì 22, sabato 23 e domenica 24 ottobre, alle ore 11.00.

Perché proprio l’Eredità delle Donne a San Marco? E perché proprio Elsa Morante come nostra “madrina”?

Per chi lavora in un’istituzione museale il tema dell’eredità culturale è pane quotidiano. Tutte le attività di valorizzazione, tutela, studio, ricerca e comunicazione che contraddistinguono la vita in un museo, sono orientate alla trasmissione del patrimonio culturale alle generazioni future.

Poco più di un anno fa, il 23 settembre 2020, l’Italia ha approvato in via definitiva la Convenzione di Faro sul valore del patrimonio culturale. Un accordo multilaterale del Consiglio d’Europa che promuove una comprensione più ampia del patrimonio culturale e del suo rapporto con le comunità che lo hanno prodotto e ispirato, riconoscendo il “patrimonio culturale” quale insieme delle risorse, materiali e intangibili, ereditate dal passato, e la “comunità patrimoniale” come insieme di persone che attribuiscono valore ad aspetti specifici di quel patrimonio.

L’enfasi posta sull’idea di “comunità di eredità”, è il dato più innovativo della Convenzione di Faro, perché implica una responsabilità sovraindividuale alla costruzione di valori condivisi, e soprattutto perché sovverte il tradizionale punto di vista dell’autorità, spostandolo dal vertice alla base. È in questo quadro, comunitario democratico e sostenibile, che si inscrive idealmente l’adesione del Museo di San Marco all’Eredità delle Donne. Il festival identifica, dunque, il concetto di memoria delle creatrici del passato e della trasmissione delle loro opere, secondo un modello di diffusione dal basso, di convivenza delle differenze, che presuppone gli assunti della Convenzione di Faro.

Elsa Morante al suo tavolo di lavoro

La scelta di Elsa Morante come nostra testimonial – ci si perdoni l’audacia del sostantivo, ma è per rendere più efficacemente il senso del nostro affidamento al suo magistero artistico – è stata naturale. Il beato propagandista del Paradiso è un testo di incantevole bellezza, un gioiello di manieristica perfezione che rivendichiamo a pieno titolo come eredità di San Marco, attraverso l’artista simbolo della sua collezione, trasmessa da una delle voci più eminenti della letteratura novecentesca; un patrimonio culturale da condividere con la comunità dei nostri affezionati visitatori.

L’incontro tra l’autrice e Beato Angelico, inizialmente occasionale, trattandosi di un lavoro su commissione per i classici dell’Arte rizzoliani presentati da scrittori, si trasforma in una vera e propria agnizione. In Angelico, Morante riconosce una sintesi sublime di tutto quello che nella vita, nell’arte, nella natura, nelle persone amava di più: l’armonia tra ragione e immaginazione. Riconosce il dono della grazia, qualità spirituale che possiedono i suoi personaggi più celebri (Arturo, Useppe, Pazzariello); esemplificata bene dalla costellazione di nomi inseriti nello schema a croce dei Felici Pochi posto all’inizio de Il mondo salvato dai ragazzini: Gramsci, Rimbaud, Simone Weil, Spinoza, Bellini, Giovanna d’Arco, Mozart, Rembrant, Giordano Bruno, Platone. Grazia come etica e poetica della cura, compassione verso i vessati dalla Storia, in particolare gli umili, i senza forza e i senza potere, gli analfabeti, gli ultimi, gli “idioti”, rispetto ai quali avvertire la responsabilità del proprio mandato di artista. Perché, spiega Morante in Pro o contro la bomba atomica, dovendo scegliere da che parte stare, tra classi dominanti e classi dominate, è inevitabile che l’artista, cosciente del proprio ruolo, si schieri dalla parte di queste ultime. Non certo per motivi umanitari, l’artista non è «umanitario», chiarisce nella stessa conferenza del 1965, è semmai «umanista», ma per una legge fatale cui non può sottrarsi.

Come Angelico, l’autrice ha un’assoluta fiducia nei propri mezzi espressivi e nell’alta funzione dell’arte; con l’artista domenicano condivide la consapevolezza delle verità assimilate in sé dal passato e dalla cultura dei suoi contemporanei (per Angelico, i “padri di sapienza” dell’ordine, come Domenico di Guzman, Tommaso d’Aquino, Giovanni Dominici, Antonino Pierozzi e i maestri Giotto, Starnina e Masaccio; per Morante, Omero, Cervantes, Stendhal, Melville, Verga, Weil, Saba, Penna). Come Angelico si interroga profondamente sul mistero, quello gaudioso come quello doloroso, gli estremi, ma anche tutti gli stati intermedi di cui è fatta la realtà nella sua totalità, cioè indivisa e condivisa tra umani, animali, viventi.

Copertina del classico dell’arte Rizzoli dedicato a Beato Angelico di Umberto Baldini, con la presentazione di Elsa Morante

Esiste una narrazione ormai superata di Elsa Morante come nemica del femminismo. La critica letteraria femminista ha avuto, in passato, nei confronti della scrittrice, quasi una forma di imbarazzo. Molti cliché ne hanno condizionato il giudizio, come quello della sua presunta misoginia, o del suo preferire definirsi “scrittore” o “poeta” al maschile, o ancora della sua narrativa popolata di figure femminili selvatiche e illetterate, arruffate e inermi e dunque perdenti. È un equivoco alimentato, per altri versi, dallo stesso Cesare Garboli, uno dei suoi più autorevoli esegeti, che in un testo del 1995, Elsa come Rousseau, a dieci anni dalla sua morte, si chiedeva se l’autrice potesse mai essere considerata una “madre” della letteratura italiana e si rispondeva negativamente: «La Morante è modello atipico, troppo fuori dal comune, troppo fuori serie per essere chiamato in causa come ‘madre’ di un nuovo sistema di rapporti della donna col mondo. I romanzi della Morante possono spingere all’emulazione, alla concorrenza; possono provocare in ogni donna che abbia una vocazione letteraria quella felice invidia dantesca nei confronti del poema di Virgilio che aiuta a far meglio e a fare di più; ma non possono fare altro». Più avanti, nello stesso saggio, Garboli spiegava che «per quanto grande possa essere la forza di provocazione e fascinazione dei suoi romanzi, nessuno dei messaggi della Morante ha per destinatarie le donne, né può essere indiziato di solidarietà con la loro lotta, la loro ideologia, le loro battaglie in favore dell’emancipazione femminile».

Oggi nessuno penserebbe che, fuori dalla militanza politica, il lavoro poetico di un’autrice possa esprimersi a esclusivo uso delle donne o a loro nome. Morante, in particolare, non fa mai un discorso ideologico o reazionario sulle donne, perché l’unico criterio che le interessi è la scrittura.

Quello che si diceva di Morante fino agli anni Novanta, a ripensarci oggi, appare oltremodo insufficiente quando non tendenzioso e parziale, sia che la si volesse celebrare sia che la si volesse squalificare. Non le si perdonavano molte cose. La prima di essere donna e creativa in modo estremo, mutevole e multimediale in senso moderno, per la varietà di registri e generi usati. E poi la sua lingua, fastosa e immaginifica, arcaica e fondata sul parlare semplice, in epoca di avanguardie e sperimentalismi; quella lingua beata e angelica, da cantastorie, che lei ritrovava in Beato Angelico, artista metafisico, coltissimo eppure interprete del massimo realismo possibile.

Più in generale, la critica ufficiale italiana si è esercitata, nei decenni scorsi, a decretarne l’atipicità e irregolarità, ghettizzandola in spazi angusti, etichettati di volta in volta come “letteratura femminile” o “scrittura femminile”, o ancora relegandola in “riserve” create ad hoc nei volumi di storia letteraria.

Oggi che sono stati pubblicati gli ultimi racconti inediti, i diari, le recensioni cinematografiche e l’epistolario completo; oggi che una nuova messe di studi, biografie, atti di convegno ci aiutano a ricollocare Elsa Morante nel canone novecentesco; oggi che tutti i suoi manoscritti, depositati nella Biblioteca Nazionale di Roma tra il 1989 e il 2016, ci consentono di farci un’idea più precisa e completa dell’autrice, possiamo sentirla, ancora di più, prossima e nostra.

Carmelo Argentieri

Per saperne di più:

Elsa Morante, Pro o contro la bomba atomica e altri scritti, Milano, Adelphi, 1987

Cesare Garboli, Elsa come Rousseau, in Nico Orengo e Tjuna Notarbartolo (a cura di), Chaiers Elsa Morante, Salerno, Edizioni sottotraccia, 1995

Lucia Dell’Aia (a cura di), Elsa Morante mito e letteratura, Milano, Ledizioni, 2021

Sul beato propagandista del paradiso leggi qui anche l’articolo pubblicato sul nostro blog

Info per il pubblico:

La lettura scenica si svolge all’interno del Museo di San Marco, nel Chiostro di San Domenico, e prevede un numero di 30 spettatori per volta. L’accesso è consentito solo su prenotazione, telefonando al numero 055 088 2000, e previo pagamento del biglietto d’ingresso al Museo, da acquistare al momento.

Modalità di partecipazione: A pagamento (8,00 euro biglietto intero; 2,00 euro biglietto ridotto per i cittadini tra i 18 e i 26 anni; gratuità secondo le norme di legge previste per i musei statali).

In ottemperanza alle disposizioni governative vigenti (DPCM del 23 luglio 2021), dal 6 agosto 2021 per accedere in tutti i luoghi della cultura della Direzione regionale musei della Toscana, è obbligatorio esibire il Green Pass corredato da un valido documento di identità. Le disposizioni non si applicano ai bambini di età inferiore ai 12 anni e ai soggetti con certificazione medica specifica.

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